Diego Dalla Palma: le tendenze sono out

Diego Dalla Palma © Angela Carrozzini

Secondo il noto look maker Diego dalla Palma, la moda non va seguita, ma analizzata per rendere proprio solo ciò che ci somiglia. Perché la vera eleganza coincide con il coraggio di differenziarsi, non attraverso l’eccesso esibizionista, ma grazie alla propria naturale originalità

Di sé ha spesso dichiarato di sentirsi, al di là di ogni connotazione meramente estetica, «un uomo dalla personalità vulcanica», prima di tutto, alludendo a un carisma che, «quando lo si ha, nel bene o nel male, fa diventare interessanti». Ed è questo che per lui conta, anche quando si parla di stile. Diego Dalla Palma, uno degli esperti d’immagine più noti in Italia, rinomato anche all’estero, ha dedicato una carriera costellata di varie esperienze professionali – dai teatri ai centri di produzione televisivi, dalle passerelle fashion al mondo editoriale di riviste e libri – a studiare, definire, valorizzare concetti quali quelli di classe e bellezza, che difficilmente considera disgiunti l’uno dall’altro. Il comune, sottile fil rouge che li lega è quello che, in varie interviste del passato, ha definito «la luccicanza», ovvero «singolarità, rischio, coraggio, ironia. È una grande conquista, anticamera della libertà: il potere del movimento su se stessi e della propria mente».
Nato a Enego (Vicenza), nel 1950, Dalla Palma ha messo a punto la sua formazione artistica a Venezia. Approdato nel capoluogo lombardo, nel 1968 ha lavorato come costumista e scenografo in Rai e in teatro. Una decina d’anni dopo, invece, ha inaugurato il suo showroom meneghino Make Up Studio e, come imprenditore, ha lanciato un’innovativa linea di prodotti cosmetici, in seguito venduta. Il marchio che porta il suo nome è legato alla sfida ideale di rendere l’imperfezione un punto di forza, una chiave di seduzione, al di là di ogni modello precostituito e imposto, conscio del fatto che «l’omologazione è sempre verso il basso, mai verso l’alto». «I trend servono per chi non ha gusto», afferma, ancora, il beauty opinion leader, ribadendolo anche a Business People. «Chi ne è dotato, invece, la moda se la fa da solo». Scrittore e conduttore Tv, fondatore dell’Academia BSI Milano, per futuri esperti di trucco, product management e comunicazione, attualmente l’esperto sta lavorando alla nuova edizione del suo ultimo progetto per il piccolo schermo, Ciao Bellezza, andato in onda la scorsa primavera su Rete 4.

In che cosa consiste lo stile per lei?
Anzitutto, è fondamentale avere ben chiaro questo concetto, così come quello di immagine, relativamente a se stessi: infatti dipende dal modo di parlare, di muoversi, di come ci si propone. Ha a che fare con il modo di vestirsi, di pettinarsi e, nel caso di una donna, anche di truccarsi. Stile è non cercare consensi a ogni costo. Troppa gente pensa che basti un pezzo costoso e firmato, un’acconciatura all’ultimo grido, un make up eseguito ad arte e un orologio di lusso per essere all’altezza della situazione. Purtroppo non è così. Ci vuole ben altro. Si ottiene mettendo insieme vari elementi attraverso il piacere di scegliere particolari che “ci appartengono”, che ci riguardano. Paradossalmente, cercando di non seguire la moda, ma di scrutarla, analizzarla, scremarla e rendere nostro solo ed esclusivamente ciò che ci somiglia.

Che rapporto ha con le tendenze?
Se fate caso, le grandi donne e i grandi uomini del passato e del presente non sono coloro che le hanno seguite: sono coloro che le hanno fatte, interpretate e, a volte, anticipate. Bisogna evitare di imitare qualcuno. Avere una bella immagine non significa mostrarsi affinché si venga notati. È qualcosa che va oltre il trucco, oltre la moda, oltre la tendenza.

"

UN PIZZICO DI RAFFINATO RIGORE

PUÒ CONFERIRE ALL’IMMAGINE

MOLTO PIÙ DI QUANTO SI CREDA

"

Meglio la sobrietà o la provocazione?
Detesto l’ostentazione: vorrei solo mettere in evidenza che la seduzione non ha bisogno di eccessi, di orpelli o di certe nudità. Non amo affatto l’esibizionismo e la volgarità, per questo ritengo vada abbandonata la pretesa maniacale di apparire, tentando di esprimere false sicurezze e disinvolture inesistenti. Per stare bene con se stessi e con il proprio abito in assoluta semplicità bisogna “vestire” il proprio corpo con armonia. La seduzione è dentro l’abito. Non fuori.

Tre aggettivi che associa al concetto di eleganza?
Carismatica, consapevole, intelligente.

È innata o si acquisisce?
Sicuramente è innata, però a mio avviso si può anche coltivare, affinare. Penso che per via dell’omologazione dilagante ci sia sempre meno bellezza, meno identità e meno eleganza. Il concetto che ho di “eleganza” equivale a quello di personalità e semplicità. Non mi è mai piaciuta la banalità né l’appiattimento su standard dettati da altri. Dal mio punto di vista non è tanto importante fare distinzioni, bensì essere unici, atipici.

Un capo che non può mancare nel suo guardaroba?
La camicia col colletto alla coreana. L’accessorio che per lei fa la differenza? In realtà, per me, a far differenza è l’assenza di accessorio.

La scarpa che non toglierebbe mai?
Quella stringata e affusolata.

Diego Dalla Palma-© Angela Carrozzini

I suoi colori preferiti?
Il nero e il bianco per me stesso. Il rosso, per i miei silenzi.

Il tessuto da lei prediletto?
Il lino, più spiegazzato possibile.

Il capo che le piace indossato da altri ma che non riesce a portare?
Il jeans, se portato da qualcuno con lo spirito del cowboy.

Quello più originale che abbia mai indossato?
Un caftano nero bordato alla base con decorazioni argentate in filigrana. L’ho indossato a una festosa serata ad Hammamet.

L’epoca storica che considera più interessante dal punto vista dello stile?
Gli anni dal ‘40 al ‘50 e il Medioevo.

Un capo del passato che vorrebbe indossare oggi?
Il tabarro: scalda e infonde mistero.

I profumi che preferisce?
Tutti quelli orientali e africani.

Un quadro, un film, un libro o, ancora, una musica che considera emblema di eleganza, e perché?
El Greco e il suo Caballero de la mano en el pecho; Morte a Venezia di Luchino Visconti; Alla conquista della felicità di Bertrand Russel e tutta la musica di Zbigniew Preisner: opere che danno valore al misticismo e mi ricordano, quando le “vivo”, quanto tutto sia effimero e passeggero. Compresa l’eleganza umana e le sue regole.

Un’abitudine cui è affezionato, legato ad abiti e scarpe?
Usare qualsiasi indumento come sciarpa da annodare al collo.

Un aneddoto che parla del suo rapporto con la moda e lo stile?
L’incompatibilità ai diktat e l’allergia alla parola “tendenza” mi hanno fatto dimenticare tutti i penosi aneddoti che ho vissuto in passato.

Cosa rende elegante?
La gestualità è un primario fattore che determina l’eleganza. È l’elemento che può aiutare ad apparire disinvolti, il che va conquistato con metodo, costanza, disciplina, dedizione. Sembrerà strano, ma un movimento del capo o di una parte del corpo, possono essere, spesso, il nostro biglietto da visita. Non ho mai incontrato persone eleganti e contemporaneamente impacciate nei gesti. In sintesi: un’immagine elegante deve essere armoniosa, interpretare e riflettere la personalità nella sua globalità, con onestà, buon senso e semplicità. In quanto agli uomini, va ricordato che alcuni elementi, scelte e accorgimenti spesso fanno la differenza tra una persona che lascia un segno positivo e una che non sarà mai ricordata. Poi, parlando al femminile, tutti i dettagli devono concorrere all’obiettivo finale: dal taglio dei capelli al colore, passando per il make up, l’abito e l’accessorio.

L’errore di stile imperdonabile?
Per non commettere gli sbagli più comuni direi che sia fondamentale evitare il sexy a ogni costo, soprattutto se non si ha l’indole della “femme fatale”, esagerando con aderenze, reti, pizzi, trasparenze: sono dettagli che seducono e catturano l’attenzione, solo se ben dosati. Anche per quanto riguarda la sfera maschile, l’eccesso non fa altro che denotare cattivo gusto, sconfinando, sovente, in un’immagine volgare. Come norma generale, dunque, è indispensabile sottrarsi a qualsiasi soluzione provocante mostrata o esibita senza mezze misure. Dal mio punto di vista, infatti, un pizzico di raffinato rigore può conferire all’immagine molto più di quanto si creda.

I suoi stilisti preferiti?
Yohji Yamamoto e Jil Sander.

Quali sono le sue icone di stile?
Sul fronte maschile, Mustafa Kemal Atatürk (militare e politico turco vissuto tra il 1881 e il 1938, ndr). Su quello femminile, Audrey Hepburn.

Cosa indossare per essere impeccabili?
Sul lavoro, sia per gli uomini sia per le donne suggerisco giacca, camicia senza cravatta, pantaloni e scarpe comode. Per una serata mondana, una semplice combinazione d’inventiva. Nel tempo libero, sempre per entrambi, consiglio tute singolari in tinta unita e in materiali scelti con cura. In viaggio? L’importante è sentirsi a proprio agio, prediligendo la praticità. Come si noterà, detesto le barriere e le regole fra l’abbigliamento maschile e quello femminile. Sono assolutamente convinto che l’identità di un uomo o di una donna non si manifesti certamente con qualche forma in tessuto da indossare sul corpo. Questo non significa che non si debba avere buongusto. Ma, soprattutto, occorre usare buon senso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti

Se siete iscritti alla community di Business People effettuate il login per pubblicare un commento.
Se non siete iscritti, registratevi alla community di Business People.