Connettiti con noi

Editoriale

La dignità batte la confusione

Mao Zedong Credits: © Shutterstock

Da che mondo è mondo, la confusione non ha mai aiutato nessuno. Celebre è rimasta la frase di Mao Zedong (in foto) «Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente!», e la dice lunga… perché quella condizione condusse a una delle rivoluzioni più sanguinose che la storia mondiale ricordi. Senza voler arrivare a simili eccessi, confuso è anche il periodo in cui ci troviamo a vivere; sia sul piano politico che su quello economico, per non parlare del grave abbassamento della qualità delle leadership che si percepisce a vari livelli (nei governi come nelle aziende).

È come se chi ha in mano le sorti del Paese non fosse tanto impegnato a creare regole giuste per salvaguardare il bene comune, quanto a creare scappatoie affinché possano essere eluse. È come se mancasse una visione di insieme, quindi vediamo chi decide correre a destra e a manca nel tentativo (più o meno corretto) di tappare qualche falla, anziché sedersi per confrontarsi con imprese e cittadini su quali siano le loro esigenze concrete. È come se si fosse dimenticato un principio fondante della natura, secondo cui bisogna tagliare i rami secchi affinché un albero si sviluppi in modo armonioso: a quando una onesta spending review e la fine di certi assistenzialismi che – senza i dovuti controlli – fanno il gioco dei soliti furbi?

È come se chi amministra non avesse la competenza per vedere le potenzialità innate nel poderoso patrimonio artistico e paesaggistico dell’Italia, limitandosi a privilegiare posizioni di rendita che – come la storia insegna – non hanno certo interesse a sviluppare, bensì a mantenere inalterati i propri privilegi. È come se si fosse smarrita ogni attitudine a garantire, a tutti i livelli e non solo per operazioni di facciata elettorale o di immagine aziendale, l’attenzione alle persone più fragili: anziani, portatori di disabilità, malati, bambini, ragazzi che durante la pandemia hanno evidenziato problematiche serie.

Credo che, davanti a tanta confusione, abbiamo bisogno di ritornare a un concetto antico, forse obsoleto, che è quello di dignità: riconoscere a sé stessi così come agli altri il diritto a vivere dignitosamente, ad avere un welfare e una sanità eccellente per tutti e non solo per coloro che possono pagarsela, a poter essere aiutati e sostenuti nel momento del bisogno. Ma la dignità non è un viaggio a senso unico: oltre a ricevere dagli altri (lo Stato come la comunità), chi può ha il dovere di darsi la dignità a cui aspira: studiare bene, lavorare meglio, pagare le tasse, non pretendere di vivere sulle e delle tasse altrui, rispettare le regole e se esse sono sbagliate impegnarsi a migliorarle, esercitando magari il diritto al voto che tanti sacrifici è costato a chi ci ha preceduto e oggi dilapidato da un astensionismo senza precedenti. Lo so, tutto questo può essere solo in parte frutto di decisioni a livello politico o economico, alcuni aspetti competono più all’educazione, alla famiglia e alla scuola, ma – diciamocelo – da qualche parte bisognerà pure cominciare…