Ferdinand Piëch

Ferdinand Piëch © Getty Images

Acque agitate, è dir poco, in Volkswagen, primo gruppo automobilistico europeo e secondo al mondo. Si è aperto uno scontro interno all’interno della famiglia erede di Ferdinand Porsche, i Piëch e i Porsche, che controllano il 51% del gruppo. Ferdinand Piëch, presidente di Sorveglianza, grande azionista e uno degli uomini più potenti dell’industria tedesca, si è dimesso con effetto immediato dal Consiglio e da tutte le posizioni occupate nel gruppo; con lui – che sarà sostituito temporaneamente dal vicepresidente Berthold Huber – anche la moglie Ursula, che faceva parte del Consiglio di Sorveglianza.

Alla base delle dimissioni, come riportato dal Corriere della Sera , la “sconfitta” subita da Ferdinand Piëch, che aveva chiesto la testa dell’a.d. Martin Winterkorn; il board si è opposto alla sua richiesta.
Senza Piëch, avranno più potere non tanto i cugini del ramo Porsche, guidati da Wolfgang, quanto i sindacati e il governo della Bassa Sassonia che sono stati decisivi nell’appoggio a Winterkorn. Un potere ancora maggiore, riporta il Corriere , finisce poi sulle spalle di Winterkorn. E questo potrebbe creare rotture tra l’amministratore delegato e gli uomini più legati a Piëch, a cominciare dal numero uno della Porsche — parte del gruppo — Matthias Müller, al quale nei giorni scorsi pare che Piëch avesse offerto il posto di Winterkorn.
Si tratterà di vedere come evolveranno i rapporti tra gli azionisti privati. Innanzitutto, tra i Piëch e i Porsche, che finora hanno controllato il gruppo con il 51% dei diritti di voto. Ma poi anche con la Qatar Holding, che alla fine del 2014 deteneva il 15,6% delle azioni e che aveva espresso alcune insoddisfazioni sull’andamento del gruppo.