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Robert Galbraith (J.K. Rowling): dieci anni in giallo

Nel suo nuovo thriller pubblicato sotto pseudonimo, l’autrice inglese fa affrontare alla coppia investigativa Strike-Ellacott una setta senza scrupoli

Sepolcro in agguato J-K-Rowling Credits: © Getty Images

Tra i temi che, da sempre, stuzzicano gli scrittori di thriller, c’è senz’altro quello delle sette religiose. Nemmeno Robert Galbraith, alias J.K. Rowling, è rimasto insensibile al richiamo di questa sirena. Così, a dieci anni dal loro debutto letterario, in Sepolcro in agguato anche l’investigatore privato Cormoran Strike e la sua socia Robin Ellacott si trovano ad affrontarne una.

Sepolcro in agguato – La recensione

Tutto ha inizio quando Sir Colin Edensor chiede il loro aiuto per tirar fuori il figlio Will dalla Universal Humanitarian Church che, in nome della lotta per un mondo migliore, allontana i suoi membri dai loro affetti e li induce a elargire enormi donazioni. Peccato che dietro a un leader dal carisma innegabile ci sia un passato sordido e ben più di una morte sospetta. Entrare sotto copertura nella sede principale, una fattoria sperduta nel cuore del Norfolk, sembra l’unica soluzione, e Robin è pronta a farlo.

Sepolcro in agguato

Come sempre accade con la Rowling, la descrizione della vita della giovane investigatrice nell’oscuro mondo dell’UHC è incredibilmente coinvolgente. Tra privazioni fisiche, vendette soprannaturali, ricatti più o meno velati e adepti terrorizzati, le pagine che narrano quest’avventura risultano così realistiche da trasmettere l’ansia e le paure di Robin al lettore, al punto da risultare a tratti respingenti. Così il nuovo capitolo della saga risulta, come sempre, scritto in modo magistrale, ma più adatto agli spiriti forti che alle anime ansiose.

La citazione

«Desiderava più di ogni altra cosa stendersi sul letto e dormire, perché quasi delirava per la stanchezza; invece seguì ubbidiente Hattie fuori dal dormitorio. Per lei ora niente aveva importanza a parte l’approvazione dei decani della chiesa. Il terrore della cassa sarebbe rimasto con lei per sempre: voleva solo non essere punita».