Mario Draghi © GettyImages

Credibilità, indipendenza e pragmatismo: sono i tre principi fondamentali che dovranno guidare il futuro presidente della Banca centrale europea. A indicare le linee guida per il dopo Trichet è lo stesso successore, Mario Draghi che risponde per iscritto alle domande rivoltegli dal Parlamento europeo in vista dell’audizione del prossimo 14 giugno. Prima di tutto, scrive Draghi, servirà “il massimo livello di credibilità” nel perseguire l'obiettivo della stabilità dei prezzi; poi un’azione “in piena indipendenza nell'interesse generale dell'eurozona, dell'insieme dell'Ue e dei cittadini”. Il terzo punto, ma non meno importante, risiede nell'orientamento a valutare sul medio termine, anche con una “sana dose di pragmatismo”, l'evoluzione costante dell'ambiente economico e finanziario.
L’attuale governatore della Banca d’Italia ha già un obiettivo per il ruolo che assumerà ufficialmente dal prossimo novembre, ovvero quello di “migliorare ulteriormente il coordinamento delle politiche” comunitarie e “rafforzare la sorveglianza macroeconomica” a livello europeo. Secondo Draghi anche se la Bce ha “molte opportunità” di interagire con gli Stati membri per assicurare un adeguato funzionamento dell'Unione monetaria europea, “l'Eurogruppo deve centrare le sue discussioni sul raggiungimento di posizioni fiscali sostenibili all'interno dell'eurozona, sul rafforzamento del potenziale di crescita e, in generale, evitare il sorgere di disequilibri insostenibili”. E per dare credibilità alle stesse politiche economiche di Bruxelles servirà una “maggiore automaticità” nelle procedure di sorveglianza, ma anche una più rapida applicazione di sanzioni, nonché multe in caso di falsificazione dei dati statistici nazionali e “criteri minimi più rigorosi” per i quadri di bilancio nazionali dei paesi dell'eurozona.
Nel corso del suo intervento, in cui Draghi si è detto contrario alla ristrutturazione del debito della Grecia, il banchiere italiano ha espresso soddisfazione per la politica monetaria della Bce in questi ultimi 12 anni. “Non vedo motivi per introdurre cambiamenti”, scrive sottolineando come questa politica abbia avuto “grande successo” nell'assicurare la stabilità dei prezzi a tutti i cittadini dell'eurozona. Un successo evidenziato dal fatto che negli ultimi 12 anni l'inflazione media è rimasta vicina al 2%, “in linea con la definizione Bce di stabilità dei prezzi” anche in presenza di importanti turbolenze come quelle derivanti dall'aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime. L'ancoraggio dell'inflazione all'obiettivo del 2%, secondo il futuro presidente della Banca centrale, è anche “un chiaro segnale” dell'importanza che i mercati e il pubblico attribuiscono alla “forte credibilità dei nostri impegni”.