Gli stipendi italiani, finalmente, tornano a salire. E, notizia ancora migliore, più di quanto era stato previsto. Nel corso del 2015, nel nostro Paese, le retribuzioni sarebbero dovute complessivamente crescere del 2,6%, ma, grazie al tassonegativodell’inflazione (-0,4%), la crescita reale si attesterà al 3%. Anche il Pil dovrebbe aumentare, nella fattispecie dello 0,5% (nel 2014 fu -0,4%); purtroppo, però, crescerà anche il tasso di disoccupazione (13,1% a fronte del 12,8 del 2014). Questo quanto emerge dall’ultima edizione dell’indagine Salary Budget Planning Report di Towers Watson, società̀ leader a livello globale nel settore della consulenza.

SEDICESIMI NEL MONDO. Con questi dati, l’Italia si colloca al 16° posto dei 70 paesi Emea monitorati da Towers Watson , terza piazza per quanto riguarda l’Europa occidentale, alle spalle della Spagna (+3,4 %) e della Grecia (+3,1%). Paesi in cui, comunque, lo stato dell’economia e soprattutto della disoccupazione è decisamente più preoccupante; i dati della seconda, in particolare, parlano di tassi rispettivamente pari al 22,7 e del 25,9%.

LE PREVISIONI. Nonostante questa prudenza, le previsioni sulla crescita reale delle retribuzioni sono superiori rispetto alle maggiori economie dell’area Euro (Francia e Germania +2,3%) e uguali a quelle dell’Olanda (+3%). Nel Regno Unito le retribuzioni, al netto dell’inflazione, cresceranno infine del 2,8%. Fra i paesi dell’Unione ruropea, gli aumenti salariali più marcati si avranno non caso in economia più deboli quali Romania (+4,8%) Croazia e Bulgaria (+3,2%). Tuttavia, l’elevato tasso di inflazione sterilizzerà di fatto gli incrementi retributivi in molti paesi dell’est Europa, con effetti particolarmente negativi in Russia (-5,1%), Ucraina (-4,3%) e Bielorussia (-5,6%).