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Sono 78 mila le imprese del terziario perse nel 2014, in crescita rispetto al 2013 (-76 mila). Il saldo tra aperture e chiusure lo offre Confcommercio dipingendo il quadro dei primi dieci mesi del 2014 in un anno da incubo per il settore.

A pagare il prezzo maggiore è il commercio al dettaglio alimentare e non alimentare (-25.600), alloggio e ristorazione (-13.759), altre attività di servizi (-26.272).

Le uniche eccezioni in questo quadro sono gli ambulanti, cresciuti di 1.600 unità in un anno.

CRISI DEI CONSUMI. L'Osservatorio dell'associazione di categoria «ha registrato nel periodo gennaio-ottobre 2014, un numero più elevato di cessazioni (178.106) rispetto alle iscrizioni (100.232) determinando un saldo negativo di 77.874 Imprese. La persistente debolezza della spesa per consumi continua non solo a rendere difficile lo svolgimento dell'attività aziendale per molte imprese del settore, ma tende anche a frenare e ridurre le nuove iniziative imprenditoriali)».

Il saldo negativo «è peggiorato rispetto allo stesso periodo del 2013 per effetto di un aumento delle cessazioni, mentre il numero delle nuove iscrizioni si è ridimensionato. All'interno dell'aggregato solo il commercio di auto e moto e il commercio al dettaglio hanno registrato, rispetto ai primi dieci mesi del 2013, un ridimensionamento del saldo negativo», aggiunge Confcommercio. «I contraccolpi della crisi dei consumi delle famiglie hanno fatto registrare nei diversi comparti merceologici».

A pagare è soprattutto l'imprenditoria del Sud (-26.287 Imprese) e del Nord-ovest (-20.980 Imprese). A livello regionale invece migliorano le situazioni di Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Umbria, Calabria e Sardegna.