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Leadership

Donne manager sempre più presenti in Italia. Stentano le pmi

Secondo Manageritalia, in 15 anni la percentuale è quasi raddoppiata. L’allarme lanciato da W-Group: le dirigenti presenti in solo 1 pmi su 3

donne-manager Credits: Shutterstock

Donne sempre più protagoniste nel mondo del lavoro e, di conseguenza, anche nella managerialità italiana. Secondo un rapporto realizzato da Manageritalia, le donne manager sono cresciute dell’8,1% nell’ultimo anno e del 92% dal 2008 a oggi.

La presenza delle donne manager in Italia

A oggi, le donne rappresentano il 21,4% del totale dei manager, una percentuale favorita anche dal ricambio generazionale, che vede già le dirigenti essere il 39% tra gli under 35%. Le donne dirigenti sono di più nel terziario (25,4%) rispetto all’industria (15,9%), nelle aree più sviluppate e nelle aziende più grandi e strutturate con una valida presenza e gestione manageriale. In netto calo le dirigenti nel comparto dell’istruzione e dell’insegnamento (rispettivamente -34,6% e -48%), segno – si precisa nel report di Manageritalia – del cambiamento dei tempi e delle mutate ambizioni delle donne, che ora guardano sempre di più ad altri settori e ambiti lavorativi.

Il gender gap resta nelle pmi italiane

In controtendenza a questi risultati i risultati dell’Osservatorio del Lavoro 2.0 di W-Group, che sottolinea come nelle pmi italiani risulti ancora un forte gender gap per i ruoli apicali. Secondo l’analisi, solo il 32% delle piccole e medie imprese del nostro Paese conta alcuni ruoli manageriali ricoperti da una donna.

“Nonostante gli ultimi anni siano stati molto complicati per la battaglia della parità di genere nel mondo del lavoro in Italia, abbiamo avuto qualche piccolo segnale positivo, anche grazie alle nuove direttive europee sulle quote di genere nei Cda delle società quotate e sulla parità salariale, passando per la normativa italiana della certificazione di genere”, ha commentato Federico Vione, Ceo di W-Group. “Non è, ovviamente, abbastanza e i dati di questa ricerca lo dimostrano. Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale profondissimo: nella partita per la crescita economica del Paese stiamo giocando con metà squadra in campo, lasciando spesso in panchina le risorse migliori. Se vogliamo far crescere il Paese la soluzione è una, semplicissima: valorizzare il talento femminile”.