Investire (oggi) sul domani: intervista a Cristina Scocchia di illycaffè

Da vent’anni l’Italia è troppo concentrata sulla spesa corrente, serve investire sul futuro per non perdere le sfide della produttività e dell’innovazione. «Il Pnrr è la nostra ultima occasione», sottolinea a Business People l’amministratore delegato dell’azienda triestina

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Una buona tazza di caffè non si nega a nessuno, sostiene un vecchio adagio. E infatti, nonostante l’aumento dell’inflazione e dei tassi bancari, nonché il rincaro delle materie prime, il 2022 per illycaffè è andato alla grande. Visto che i ricavi consolidati si sono attestati a 567,7 milioni di euro, registrando un aumento record del 13,6% rispetto al 2021, il più alto tasso di crescita degli ultimi dieci anni.

E il 2023 promette altrettanto bene, dato che il primo semestre si è chiuso con ricavi in aumento in tutti i principali mercati, in particolare negli Stati Uniti (+16%) e che la redditività del gruppo è cresciuta del 21%. Secondo Cristina Scocchia, a.d. dal gennaio 2022, con un passato in Kiko, L’Oréal e P&G: «Sono risultati che dimostrano l’efficacia delle strategie declinate nel piano industriale e sono convinta che questo possa essere un secondo anno positivo per l’azienda nonostante, comunque, la pressione inflazionistica continui».

Dunque, bisognerà attendere ancora a lungo perché la congiuntura economica migliori?
Nel secondo trimestre 2023 il Pil è sceso dello 0,4%, frenando più di quanto ci si aspettasse. Io però preferisco guardare i dati con una prospettiva più ampia. Se nel 2020 l’Italia aveva avuto un crollo dell’8,9%, nel 2021 è risalita del 6,7%, e nel 2022 ancora del 3,7%. Certamente queste percentuali risentono anche di un effetto rimbalzo, ma è innegabile che il nostro Paese abbia agito bene, anche meglio di altri. Per esempio, la locomotiva americana, economia più forte della nostra, ha chiuso l’anno scorso solo con un +2,1%. In un contesto di crescita così solida nell’ultimo triennio e con un primo trimestre 2023 ancora positivo, questa frenata può essere transitoria. Ricordiamoci che si stima comunque un Pil annuale positivo. Di conseguenza io sono tra gli ottimisti, anche se guardo al mercato occupazionale. Sempre considerando un’ottica più ampia: nel 2021 avevamo un tasso di occupazione del 58%, oggi siamo al 61,3%. Si tratta di una crescita di ben tre punti percentuali. Certo, l’inflazione è ancora alta, siamo al 5,5%, ma è comunque inferiore rispetto a prima dell’estate, per non parlare dei mesi precedenti. Secondo me, i segnali sono incoraggianti, ci fanno sperare di aver scampato la recessione e che il 2024 sia un anno ancora più positivo.

Quindi l’Italia ha reagito bene alle dinamiche economiche e geopolitiche che hanno segnato gli ultimi anni?
Non solo abbiamo reagito bene, ma lo abbiamo fatto meglio di tanti altri big. Basti pensare alle difficoltà che sta affrontando la Germania. L’italica caratteristica che ci porta a dare il meglio di noi quando le circostanze si fanno più difficili sta dando i suoi frutti anche stavolta; perché quando il contesto macroeconomico e geopolitico si è fatto più sfidante, l’Italia ha saputo rimboccarsi le maniche e reagire in maniera positiva. È un vantaggio competitivo del nostro Dna. Dopodiché dovremmo imparare a mantenere lo stesso mordente anche quando i contesti sono meno agitati.

C’è qualcosa, invece, che secondo lei avremmo potuto fare meglio?
Tutto è migliorabile. Accennavo prima con soddisfazione al…

L’intervista a Cristina Scocchia continua sul numero di Business People di ottobre 2023

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