Italiani tra i meno attivi nella ricerca di un nuovo lavoro

I risultati di Talent Trend 2016 di LinkedIn su priorità, motivazioni e fonti d’informazione per chi è in cerca di una nuova occupazione. Oggi le persone vogliono potersi identificare nella propria azienda

Italiani tra i meno attivi nella ricerca di un nuovo lavoro. È quanto emerge dall’annuale sondaggio Talent Trend di LinkedIn sulle esperienze e le impressioni dei professionisti che stanno cercando un’occupazione, e sui fattori che possono determinare il loro maggiore o minore interesse per una nuova posizione. Lo studio, a cui hanno preso parte più di 32 mila professionisti da tutto il mondo (683 in Italia) evidenzia come sempre di più le persone vogliano potersi identificare nella propria azienda. “Per questo”, spiega l’Head of Italy di Linkedin Marcello Albergoni, “trasparenza, etica e sostenibilità diventano valori essenziali per una società che voglia ampliare e sviluppare il proprio business”.

SOLO IL 30% CERCA LAVORO. Secondo la ricerca, in Italia più di un lavoratore su tre ha cambiato la propria occupazione nell’ultimo anno, ma solo il 30% dei professionisti di casa nostra, presenti sulla piattaforma, è attivo nella ricerca di nuove opportunità d’impiego. Nonostante questo, però, l’87% degli appartenenti alla forza lavoro del nostro Paese sarebbe disposto a valutare nuove proposte per sviluppare o migliorare la propria carriera. Dati che, se da un lato evidenziano come il mercato ricominci a muoversi in qualche modo anche nella nostra Penisola, dall’altro sottolineano, purtroppo, quanto la cultura lavorativa tricolore continui a fare della staticità un suo caposaldo. Una tendenza nettamente in contrasto rispetto alle medie globali che attestano invece al 36% la quota di professionisti che ogni giorno s’impegna per trovare nuove opportunità, posizionando in questo modo l’Italia tra i paesi meno attivi nella ricerca dei cosiddetti open job.

LE PRIORITÀ. Durante la ricerca di una nuova occupazione, oltre a come sia realmente l’azienda (31%) e alle prospettive di carriera proposte (22%), i professionisti italiani, rispetto a quelli degli altri Paesi, si preoccupano in modo particolare del fatto che nessuno sappia per quale offerta si siano candidati (20%), superando decisamente, sotto questo profilo, le medie raggiunte a livello globale (14%). Mentre, in sede di colloquio, sono interessati soprattutto a conoscere i valori e la cultura dell’azienda in cui potrebbero essere assunti (58%) e anche la sua struttura societaria (41%). Oltre a questo, gli intervistati hanno dichiarato che per valutare meglio la compagnia preferirebbero ascoltare i dipendenti dell’azienda più che i recruiter o i direttori marketing. Infine, molto importante sotto il profilo decisionale risulta essere anche la facilità di spostamento nel tragitto tra casa e lavoro, arrivando ad apprezzare molto la disponibilità di mezzi pubblici vicino all’ufficio.

LE MOTIVAZIONI. La maggior parte dei professionisti lascerebbe la sua azienda attuale per fare carriera (40%), ma ciò che davvero stupisce è notare come in Italia, a differenza di quanto accade nel resto del mondo, essere in disaccordo con le decisioni prese dal gruppo dirigente della propria società, soprattutto in termini di etica e sostenibilità ambientale, sia una delle motivazioni principali per cambiare occupazione, raggiungendo addirittura un valore pari al 24% e superando così nettamente le medie globali, ferme invece solo al 19%. Un’evidenza che sottolinea quanto l’attenzione ai valori e a una cultura aziendale positiva siano diventati sempre più importanti per i dipendenti che oggi sentono propria la necessità di riconoscersi e poter essere orgogliosi del brand per cui lavorano.

LE FONTI D’INFORMAZIONE. Proprio seguendo questo principio di appartenenza, che rende gli impiegati i primi veri ambassador della società, dallo studio si può notare, infine, anche come i professionisti italiani vengano a conoscenza di nuove opportunità lavorative soprattutto attraverso l’avviso ricevuto da un dipendente che conoscono all’interno della società (16%), e in particolare il 44% degli intervistati nel nostro Paese ha ammesso di aver trovato un nuovo lavoro proprio in questo modo. Ma in Italia, soprattutto, stupisce come i social network professionali (15%) siano considerati uno degli strumenti principali per il reperimento di informazioni su nuove offerte lavorative, superando di molto le medie globali (9%).

© Riproduzione riservata