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Lavoro

Commissione Europea, il futuro del lavoro è digitale e relazionale

Tecnologie digitali, Intelligenza Artificiale, big data. Ma spazio anche alle competenze trasversali: ecco i trend per il panorama occupazionale nei prossimi anni

Social media manager, SEO specialist, sviluppatori di app mobile, operatori di droni: sono solo alcune delle nuove professioni che fino a pochi anni fa non esistevano o erano agli albori. E nei prossimi 15 anni quali professioni si affermeranno?È uno dei temi affrontati dal Joint Research Centre della Commissione Europea nel suo recente studio “The changing nature of work and skills in the digital age”. La ricerca, in particolare, analizza gli effetti sul mondo del lavoro dell’impiego crescente di tecnologie digitali, mostrando le criticità e le potenzialità di questi strumenti.

Il futuro è relazionale e digitale

Secondo le previsioni del Joint Research Centre, ad essere più esposti al rischio automazione sono i lavori più routinari, che richiedono livelli di istruzione formale più bassi e che necessitano di un minor grado di interazione sociale complessa. Di contro, i profili legati all’intelligenza artificiale, ai big data e allo sviluppo di soluzioni tecnologiche saranno quelle più richieste da qui al 2030, anche se è difficile prevedere con esattezza quale sarà il trend in ambito occupazionale e quali settori emergeranno in modo più netto.

In linea generale, le professioni che richiedono un livello di istruzione più alto e che coinvolgono un maggior uso delle abilità sociali e interpretative accompagnate da competenze di base delle tecnologie dell’informazione tenderanno a essere sempre più richieste negli ambienti lavorativi del futuro.

Ma il diffondersi delle tecnologie sui luoghi di impiego non comporterà solo la nascita o l’estinguersi di certi tipi di professione: a essere trasformate saranno soprattutto le mansioni che i lavoratori svolgono nel quotidiano. I professionisti del futuro dovranno via via modificare i propri compiti, abbandonando quelli più meccanici e ripetitivi e acquisendo nuove abilità relative agli strumenti digitali introdotti in azienda.

Luci e ombre: le differenze territoriali

La digitalizzazione è solo uno dei fattori alla base della trasformazione del lavoro: se si analizzano i dati relativi alle diverse regioni europee, si nota che dal 2002 al 2017 non emerge un trend unico e condiviso dal punto di vista occupazionale.

Se da un lato alcune regioni rurali hanno visto una crescita interessante del numero di occupati, in altre zone il mercato del lavoro ha mostrato segni di stagnazione se non addirittura di crisi.

Sono soprattutto le regioni che circondano le grandi capitali e i centri altamente urbanizzati ad aver avuto una crescita occupazionale più importante, soprattutto nel segmento dei lavori meglio retribuiti. Discorso opposto va invece fatto per le regioni periferiche dell’UE, in cui il tasso di lavori scarsamente retribuiti supera del doppio quello delle regioni centrali.

Più spazio alla formazione

Attualmente, quasi il 40% della forza lavoro impiegata in Unione Europea ha scarse – se non addirittura assenti – competenze di carattere digitale, mentre il numero di laureati in discipline informatiche e dell’ingegneria della comunicazione risulta largamente inferiore rispetto alle esigenze del mercato del lavoro. È chiaro quindi che ai sistemi di istruzione e alle aziende spetterà il compito di formare in modo più attento i lavoratori del domani, fornendo loro le competenze richieste nei nuovi ambiti professionali digitalizzati.

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