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Video streaming e on demand: i dati spingono sempre più verso la pubblicità

I risultati dello streaming supportato da pubblicità in campo musicale possono spingere le piattaforme a considerare sempre più il ritorno a questo tipo di fruizione

video on demand pubblicità Credits: Shuttershock

Il futuro della fruizione video in streaming e on demand potrebbe essere un ritorno al passato. Si fa sempre più largo infatti la possibilità che la pubblicità torni a far parte di questo business: a supportarlo, stando a quanto riportato dal Sole 24 Ore in un’analisi basata sui dati del rapporto Ifpi, sono i risultati emersi dal vicino mondo dello streaming musicale.

Nel 2023, in Italia lo streaming supportato dalla pubblicità ha fatto registrare infatti un +14%, per un giro d’affari totale salito a 54,6 milioni composto per il 19% dallo streaming e dal 12,4% dall’intero mercato musicale. Per questo motivo il modello cosiddetto freemium potrebbe sempre più rappresentare un’interessante linea di crescita anche per i servizi di streaming video, molti dei quali stanno già lanciando abbonamenti con pubblicità – e tra questi anche Netflix e Disney+.

Secondo una recente ricerca di Deloitte, in Italia nell’ultimo anno sono calati gli accessi alle piattaforme streaming e anche i nuovi sottoscrittori, dopo il boom del periodo della pandemia: sono passati dal 21% nel 2021 al 16% nel 2023. Sono ancora i più giovani ad accedere ai servizi video: l‘89% degli utenti tra i 18 e i 24 anni e il 49% tra i 65 e i 75 anni. Nonostante Deloitte abbia registrato un calo negli accessi, è cresciuta tuttavia la vendita di smart TV negli ultimi 5 anni: +24%, secondo il report Digital Consumer Trends Survey 2023 che si è concentrato sull’Italia e sulla fruizione di televisione tradizionale, smart e servizi streaming video.

A pesare sono i costi di abbonamento e gli aumenti dell’ultimo periodo, così come i recenti limiti introdotti per impedire la condivisione degli account, motivi per cui molti utenti potrebbero valutare formule che prevedano pubblicità durante la visione di contenuti. Secondo la fonte, il 40% di chi ha accesso a un servizio streaming video a pagamento sarebbe disposto a considerare questo tipo di fruizione che sa di ritorno al passato.