Connettiti con noi

Attualità

Streaming, in Italia calano gli accessi alle piattaforme

Una ricerca di Deloitte ha evidenziato una contrazione nell’utilizzo dei servizi video nel nostro Paese, dopo il boom della pandemia

streaming italia Credits: Shuttershock

Gli italiani sembrano sempre meno interessati ai prodotti in streaming. È quello che emerge da una ricerca di Deloitte, secondo la quale in Italia sono in calo gli accessi alle piattaforme di streaming in abbonamento.

Rispetto al 2022, l’utilizzo dei principali servizi video a pagamento (come Netflix, Prime Video, Disney+ e molti altri), ha registrato una contrazione del -3%. A pesare è sicuramente l’aumento dei costi che ha toccato tutte le principali piattaforme: 1 italiano su 4 condivide il costo dell’abbonamento con qualcun altro.

Calano anche i nuovi sottoscrittori, dopo il boom del periodo della pandemia: sono passati dal 21% nel 2021 al 16% nel 2023. Secondo la ricerca, sono ancora i più giovani ad accedere ai servizi video: l‘89% degli utenti tra i 18 e i 24 anni e il 49% tra i 65 e i 75 anni. Nonostante Deloitte abbia registrato un calo negli accessi, cresce tuttavia la vendita di smart TV negli ultimi 5 anni: +24%, secondo il report Digital Consumer Trends Survey 2023 che si è concentrato sull’Italia e sulla fruizione di televisione tradizionale, smart e servizi streaming video.

“Siamo di fronte a un’offerta sempre più vasta e a nuove modalità di interazione e fruizione dei contenuti da parte degli utenti – è il giudizio di Francesca Tagliapietra, Technology, Media & Telecommunications Leader di Deloitte Italia – Non soltanto il mondo dei dispositivi è in trasformazione, ma anche quello dei contenuti visto che la pandemia ha portato a un’impennata nell’accesso a piattaforme online di streaming e nel consumo di contenuti video”.

Leggi anche: Streaming: anche Prime Video “cede” alla pubblicità

Il fenomeno, ha aggiunto, adesso “si sta stabilizzando, come dimostra il calo dei nuovi sottoscrittori delle piattaforme a pagamento a cui si affianca una maggiore volubilità degli utenti, che tendono sempre più a essere abbonati di ritorno in quanto attirati per periodi ristretti sulle piattaforme da contenuti di richiamo”.