Crescono le aziende che puntano su smart work e dicono no al classico 9-18

Lunedì-venerdì, 9-18? In un futuro nemmeno troppo lontano, la classica settimana lavorativa potrebbe andare definitivamente in pensione. Sono sempre più numerose, infatti, le aziende che si stanno aprendo allo smart work. C’è chi ha deciso di offrire ai propri dipendenti la possibilità di lavorare in remoto almeno per una parte del proprio tempo lavorativo e chi di avere un orario più flessibile. Addirittura, il colosso della revisione contabile con sede a Londra, PricewaterhouseCoopers (PwC), ha lanciato un programma di reclutamento che fa dell’agilità massima il suo punto di forza. Si tratta di Flexible Talent Network, che permette ai candidati di indicare, durante il processo di application, le loro preferenze in termini di orario. L’obiettivo è attrarre anche quei professionisti che non vogliono fare le canoniche otto ore in slot predefiniti. “La gente crede che lavorare per una grande società significhi restare incasellati negli schemi tradizionali di orario. Noi vogliamo invece chiarire che non è così. Per reclutare i migliori professionisti sappiamo che dobbiamo offrire la maggiore flessibilità possibile, differenti opzioni e un percorso di reinserimento per chi cerca nuove opportunità di carriera” ha spiegato la responsabile delle risorse umane di PwC, Laura Hinton.

Le aziende più “avanti” sul fronte smart work

Ma PricewaterhouseCoopers non è l’unica azienda che ha deciso di aprirsi allo smart work più estremo. L’agenzia di pubbliche relazioni inglese Radioactive Pr ha appena introdotto la settimana di quattro giorni: i suoi dipendenti lavorano dal lunedì al giovedì, mentre il venerdì rimangano a casa, mantenendo però lo stesso stipendio. Per compensare, i giorni di ferie annuali sono stati ridotti da 25 a 20. “Il presenzialismo non fa bene a nessuno” ha commentato il fondatore dell’agenzia, Rick Leigh.
Anche Basecamp, compagnia di sviluppo di web application ha introdotto la settimana di quattro giorni, ogni anno tra maggio e settembre. “C’è tutto il tempo per portare a termine il lavoro nel migliore dei modi ed è questo quello che chiediamo ai dipendenti” ha spiegato Jason Fried, cofondatore dell’azienda. “Lavorare 50, 60, 70 ore alla settimana non è necessario. Se questo accade, è evidente che c’è un problema di management”. Lo stesso ha fatto Perpetual Guardian, società neozelandese che si occupa di testamenti, eredità e trust: da marzo e aprile attiva la settimana lavorativa di quattro giorni, senza tagli salariali.
Tower Paddle Board, la startup che produce tavole da stand up paddle, invece, ha scelto la via dell’orario corto: più di un anno fa ha approvato la giornata lavorativa di cinque ore, raddoppiando la paga oraria. Con risultati più che positivi: il fatturato è passato dai 260mila dollari del 2011 ai quasi 10 milioni attesi nel 2018.