La complessità aziendale cresce ogni giorno di più? Meglio prendersi una pausa. Così la pensano molti manager e amministratori delegati che hanno confessato a Boston Consulting Group la scelta - o la necessità - di prendersi una pausa per staccare durante la giornata di lavoro. Stare concentrati 24 ore su 24, d'altronde, non è garanzia di migliori risultati ma solo di meno energie. 

MANAGER ALLA RICERCA DI UNA PAUSA 

Negli ultimi 50 anni, secondo Bcg, l'indice di complessità delle maggiori compagnie è cresciuto a un tasso del 7 per cento ogni anno. I manager sono sotto pressione e devono resistere alla tentazione di rispondere con frenesia. Il più celebre 'meditatore' è Warren Buffet, che trascorre almeno sei ore al giorno leggendo. Non bisogna confondere l'iperattività con l'efficacia: essere indaffarati non significa essere produttivi. D'altronde, come aveva rivelato l'Harvard Business School, gli amministratori delegati trascorrono il 60 per cento del loro tempo in riunioni, il 25 per cento al telefono e il restante 15% nel lavoro vero e proprio, compresa la lettura delle mail.

Michele Panzetti, senior trainer della Scuola di Palo Alto, che si occupa di formazione manageriale e life coaching, dice all'Adnkronos che «in Italia c'è ancora una cultura manageriale di basso livello, ma la consapevolezza di come funziona il cervello sta crescendo, anche perché, semplicemente, i dirigenti si rendono conto che lavorare così non assicura migliori performance».  Corsi per imparare a gestire il proprio tempo tra manager sono in crescita, così come il numero di dirigenti che scelgono di distrarsi facendo corsi di cucina o studiando musica. «Se si lavora dodici ore al giorno tutti i giorni il nostro cervello ci fa andare più lenti, crea meccanismi di difesa, al pari del 'fiatone' quando si corre. I manager che funzionano sono quelli che hanno il coraggio di delegare e di avere momenti di stop», continua Panzetti. «Quello è tempo ben speso: riflessione e meditazione - sottolinea la società di consulenza - hanno dato loro risultati migliori e maggiore credibilità agli occhi dei cda, dei dipendenti e di tutti gli altri stakeholder».

Oggi, secondo Bcg, «una delle più grandi sfide per gli amministratori delegati è placare l'iperattività per impegnarsi nel pensiero critico, facendolo diventare una routine». «Alle aziende interessa chi sa prevedere gli scenari e i trend di cambiamento significativi. E questo arriva solo con un approccio più riflessivo, dedicato alle analisi», conclude  Fabio Massimo Lo Verde, docente all'Università di Palermo di sociologia ed esperto di sociologia del tempo libero.