La tenacia paga

Storia di Edisonweb, l’azienda fondata da Riccardo d’Angelo che ha inventato il Web Signage: sistema che rende gli schermi pubblicitari “intelligenti” utilizzato dalle multinazionali di tutto il mondo. Ora si prepara a rivoluzionare il trasporto pubblico europeo

«La prossima Apple potrebbe nascere in Italia». A pronunciare questa profezia alquanto ardita è stato di recente, in occasione di una visita nel nostro Paese, Nolan Bushnell, il guru dei videogiochi, il fondatore di Atari, uno dei 50 uomini, secondo Newsweek, capace di cambiare il mondo grazie alle sue intuizioni tecnologiche. «Perché questo avvenga», non ha però dimenticato di aggiungere Bushnell, smorzando in fretta l’entusiasmo dei suoi interlocutori, «è importante che governo e istituzioni finanziarie sostengano le nuove aziende e consentano loro di crescere». Il sogno di una Silicon Valley in terra italiana lo ha coltivato sin da quando era un giovane studente Riccardo D’Angelo. Classe 1967, siciliano di Mirabella Imbaccari, un paese di 5 mila anime dell’entroterra catanese, D’Angelo, laureatosi in Fisica all’Università di Catania, ha la possibilità per ben due volte di entrare nella sede di STMicroelectronics della città etnea e di ottenere un contratto che tanta gola fa ai suoi coetanei. E invece, in entrambe le occasioni, declina l’offerta di uno dei più importanti produttori di componenti elettronici nel mondo, tra lo stupore di amici e familiari. L’altra opportunità che si presenta a D’Angelo è l’insegnamento: stipendio garantito e tanto tempo libero per coltivare le proprie passioni. Il giovane informatico però, a pochi metri dalla buca delle lettere dove avrebbe dovuto infilare la busta con la domanda di ammissione ai concorsi abilitanti per l’insegnamento, decide di cestinare il plico. Non c’è niente da fare, ha un’idea e vuole coltivarla: rendere l’informatica un business redditizio. E fare di Mirabella Imbaccari un centro famoso non solo per la lavorazione del merletto a tombolo, la produzione di uno dei più rinomati oli extravergine dell’isola e la massiccia immigrazione diretta in Germania. La tenacia, è la lezione che insegna questa storia, alla fine paga.

Come si diventa imprenditori in Sicilia, dove il tasso di disoccupazione tra i 14 e i 25 anni supera il 42% e la maggior parte dei laureati cerca fortuna altrove? Con tanta passione, continuando a credere nelle proprie idee e non facendosi mai scoraggiare. Fin da ragazzino mi dilettavo, tra lo stupore e l’affettuosa ilarità dei miei compagni, con la programmazione in notazione polacca inversa o la creazione di animazioni grazie al mio Sinclair ZX81. Presto la mia passione venne in aiuto anche all’attività commerciale di mia mamma. Con il mitico Commodore 64 sviluppai una tecnica di compressione per le immagini: ogni mattina piazzavo nella vetrina del negozio il televisore portatile in bianco e nero di casa, sul quale scorrevano i prodotti in vendita nell’esercizio di famiglia. Allora non lo sapevo ancora, ma avevo creato un primo prototipo del digital signage, quel sistema di promozione utilizzato sugli schermi video della distribuzione commerciale, che sta riscuotendo tanto successo. E sta facendo la fortuna di Edisonweb, la società che ho fondato nel 1995 e che oggi a Mirabella Imbaccari dà lavoro a un team di 12 persone tra fisici, informatici e ingegneri. Vi siete imposti subito sul mercato?Per tanti anni il nostro lavoro ci ha garantito grandi complimenti e tante pacche sulle spalle. Di commesse però ne vedevamo poche. Fino al giorno in cui Telecom Italia ci scelse quale partner per la realizzazione di applicazioni per i suoi data center. Finalmente i nostri sforzi producevano guadagni. Nel 2007 decisi però che era giunto il momento di rilanciare le attività delle società. Le nostre fortune erano legate quasi esclusivamente a Telecom. Vivere solo della relazione con un unico committente, per quanto prestigioso, mi preoccupava.

Quale fu la soluzione?La nostra attività di ricerca, mai venuta meno, ci permise di dare vita al Web Signage, un software che rende gli schermi informativi o pubblicitari “intelligenti”. Grazie a una piccola Webcam e a particolari sensori biometrici, gli schermi sono in grado di percepire sesso, età e perfino grado di gradimento di chi li sta guardando, il tutto nel rispetto della privacy. Il sistema permette così di personalizzare la pubblicità, selezionando i messaggi da veicolare sullo schermo in base all’interlocutore.

Il Web Signage ha attirato l’interesse di tante aziende, anche straniere.È uno strumento conosciuto e apprezzato dagli operatori del comparto pubblicitario, così come dalle istituzioni come strumento orientativo e informativo in contesti di pubblica utilità. All’estero Web Signage è utilizzato come sistema espositivo da molti brand internazionali, come Nivea, Ferrero, Mattel, Heineken, Comau, Avio e Nokia, è operativo sui monitor di un centinaio di taxi di New York ed è stato scelto da diverse realtà tedesche come Wincor–Nixdorf. A Stoccarda, tra l’altro, abbiamo aperto la nostra prima filiale estera. State ragionando su un ulteriore sviluppo della presenza internazionale?Intendiamo aprire una sede, e delocalizzare parte della produzione, in uno dei Paesi baltici. In questi Stati – a differenza, mi spiace doverlo dire, dell’Italia – l’ecosistema digitale è vivo, grazie ai tanti investimenti sulla banda larga e all’utilizzo intelligente dei fondi europei.

Il contesto europeo vi vede, tra l’altro, protagonisti di un nuovo progetto…Sì, siamo una delle dieci realtà, l’unica italiana, tra città, università e poli d’eccellenza, che si appresta a partecipare al bando europeo per i fondi Horizon 2020 con il progetto Microbus. Il sistema che abbiamo sviluppato permetterà di ridisegnare l’organizzazione del trasporto pubblico nelle città, dando la possibilità di utilizzare i mezzi pubblici come fossero taxi, vedendo dal proprio smartphone disponibilità di posti e tempi di attesa. E dire che Microbus è stato proposto ai principali comuni italiani: nessuno però ci ha mai risposto.

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