In Toscana veritas

Nota in tutto il mondo per i suoi vini, questa regione custodisce a Capalbio e dintorni un fortunato concentrato di produttori di alto livello, grazie al lavoro di enologi celebri e cantine gioiello

Oltre alla sua struggente mediterranea bellezza, Capalbio è caratterizzata dal suo essere un “mare-non mare”: perché il mare è sì presente, si sente e si respira, ma è solo una componente di un territorio che è agricolo e generoso, e vanta anche influenze climatiche del Monte Amiata, che su certi versanti consentono freschezza e aromaticità difficili in altre zone litoranee d’Italia. Aggiungeteci poi la vicinanza di Pitigliano e, tutto sommato, Orvieto, per capire quanto il mix di suoli, esposizioni e microclimi si riveli interessante.

E così dal punto di vista enoico il livello medio della produzione è davvero elevato, come del resto ci si aspetta da un territorio dove operano o hanno operato enologi del calibro di Carlo Ferrini, Michel Rolland, Paolo Carfagna, Franco Bernabei, Mario Ercolino e avuto luogo anche interessanti esperimenti sul versante del biologico e biodinamico. Un parterre de roi di cui poche altre regioni si possono gloriare, senza considerare gli investimenti tecnologici in cantina e in vigneto, che annoverano alcuni gioielli di architettura funzionale ed enologica impressionanti, allineati come sono su standard bordolesi di alto lignaggio. In mezzo alle grandissime cantine, ce ne sono altre in costruzione, o appena terminate, seguendo standard moderni e funzionali, che permettono di lavorare comodamente al meglio e rendono di facile implementazione i successivi sviluppi. Inoltre, anche chi ha meno mezzi a disposizione, è riuscito a sfruttare al meglio strutture e attrezzature per raggiungere un alto livello di qualità sia dal punto di vista del biologico, ancora poco diffuso nonostante le potenzialità, sia del naturale.

Dal punto di vista dei bianchi, la presenza di Ansonica e Vermentino (con innesti di Viogner qua e là) è garanzia di territorialità: i profumi sono quelli tipici delle uve con componente marina sapida e aromatica spiccata e il livello è davvero notevole, con vini tutti piacevoli puliti e con qualche possibilità di evoluzione futura nei casi migliori. Rammentiamo il Villa Pinciana Airali 2013 da uve Vermentino-Viogner, con un naso di agrumi gialli e rossi e menta con una nota di salsedine, mandarino albicocca e salvia, molto fresco, oppure il sontuoso Monteverro Chardonnay 2011, ricchissimo tra burro, noci, alchech

engi, papaya e arancio del Gargano, lime e zenzero; la bocca mantiene le promesse ma aggiunge tostature, arachidi e pompelmo maturo oltre una notevole freschezza e una sapidità che ben sorregge una struttura e un alcol davvero importanti. Sul versante Ansonica è pregevole Il Cerchio Ansonica 2012 biologico, con note di arancio, ginestra e robinia, bocca carnosa e fresca con note iodate e floreali; ottimo anche il passito dalle stesse uve.

Tra i rossi c’è maggiore eterogeneità di vitigni, con tutta la gamma bordolese in grande spolvero, soprattutto Cabernet Sauvignon e Petit Verdot, e zone in cui invece prevale il Syrah. La componente autoctona è poi ben rappresentata da una buona presenza del Sangiovese, in parte simile a quello del Morellino in parte più rustico e corposo, del Ciliegiolo e soprattutto dell’Alicante sia grenache che bousquet. Ma in realtà nel bicchiere le differenze e l’eterogeneità dei vitigni non sono poi così evidenti, perché il territorio si sente sotto forma di grande sapidità, note mediterranee e balsamiche costanti e frutto molto vivace, che si mantiene bene in bocca anche nel tempo, con una freschezza di assaggio sorprendente considerate le gradazioni alcoliche piuttosto elevate.

Tra i vini più rappresentativi ci sono quelli di Monteti, azienda posta di fronte alla cima omonima, la più alta della zona, con influenze dall’Amiata e col mare più lontano. Petit Verdot (50%) più Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, il Monteti ha naso bello e sfaccettato di oliva tostata, peperone grigliato e anice, mirtillo e mora di gelso, bocca ariosa con finale balsamico e saporito. Quasi accanto troviamo la cantina Pianese, con il Fosso degli Sciadatti Igt 2008, che sa di resina e frutta rossa e nera, sapida e croccante con una nota mentolata intrigante e rocciosa, bel tannino e bel frutto, piacevolmente ricco e con corpo saldo e deciso.

Curioso il rosso della piccolissima Borgociro, il 2012 è assemblato da Sangiovese, Petit Verdot, Barbera, tutti da un vigneto bene in quota sulla Càpita e in vi sta mare, ha note di ciliegia cotta e liquirizia, ribes nero in confettura; bocca dall’acidità sostenuta e piccante, tannino lieve, finale fruttato e pepato. Ancora più particolare il Celler del Gat Cinquevite 2012, dall’enologo giramondo Jaume Tarazona, un blend di Sangiovese, Cabernet Franc, Syrah e Alicante da vari vigneti abbandonati di produttori locali. Esemplare delle potenzialità del territorio è il Monteverro 2011, il grand vin dell’omonima tenuta si presenta profondo e intenso, la bocca è giovanile ma di carattere, grande la profondità e la stoffa. Notevole anche il rosso Tilaria 2011 di Villa Pinciana Tilaria, pimpante ma delicato, sapido e gustoso.

La biologica Il Cerchio propone il suo Valmarina 2011 da Sangiovese e Alicante, un vino ferroso e iodato, minerale e sassoso, liquirizia e alloro, con tannino bello ricco e fresco con ritorni di lamponi che svegliano e suggestioni di mediterraneo e macchia. Molto piacevole anche il Rosso da Il Ponte di Capalbio, il TLEx 2011 da Sangiovese e Merlot, vino incalzante e mentolato che profuma di ribes nero, sandalo e cipria finale, divertente e brioso. Le potenzialità del Syrah sono infine ben dimostrate da La Vigna sul Mare e il suo Guido Moro 2011 con naso calmo e mediterraneo, pacato e solare, con olive mirto e ribes nero. Vini che rispecchiano bene l’anima di Capalbio da sempre in bilico tra nobiltà, eleganza e sana ruralità. Il personale in vigneto e in cantina è giovane, spesso giovanissimo, e c’è tanta fiducia nelle loro teste e nelle loro mani: ce n’è abbastanza per essere ottimisti

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