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Il soft power dell’Italia è in crescita: +5,4 punti nel 2023

Secondo il Brand Finance Global Soft Power Index 2024, il livello di influenza dell’Italia nel mondo è in forte crescita

soft power italia Credits: ShutterShock

Stando a quanto emerge dal report Brand Finance Global Soft Power Index 2024 e dalla ricerca condotta con un campione di 150 mila persone rappresentativo di più di 100 Paesi, la capacità dell’Italia di condizionare in maniera pacifica l’opinione e le scelte dei consumatori, delle imprese e dei governi di altri Stati (ovvero il suo soft power) è in crescita.

La ricerca, presentata oggi a Londra, ha messo in luce come il livello di influenza dell’Italia dal 2022 al 2023 sia aumentato di 5,4 punti su 100, al pari del Giappone. Solo la Cina, tra i 193 Paesi analizzati, ha fatto meglio con un balzo del 6,2.

La crescita del soft power italiano è determinata dalla familiarità e dalla reputazione dei brand, elementi questi considerati dall’analisi il punto di forza del Bel Paese. Migliora anche la percezione internazionale sull’Italia per quanto riguarda business & trade, mentre la governance, la sostenibilità e l’educazione sono ancora considerati punti deboli.

Dall’analisi 2024, l’Italia risulta inoltre essere considerata la nazione con il maggiore patrimonio storico culturale del mondo, avendo superato Stati Uniti e Francia anche grazie all’attrattività turistica e alla cucina, per la quale l’Italia risulta prima al mondo.

La classifica è ancora guidata dagli Stati Uniti con uno score di 78,8 (+4), seguiti da Regno Unito e la Cina in forte crescita. Scendono invece la Germania e i Paesi in guerra, mentre tra chi ha registrato valori positivi vengono segnalati Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar e Iran. Con questo risultato, l’Italia si posiziona al nono posto e riduce il gap con la Svizzera, ottava con 62,9 come valore Global Soft Power Index.

Massimo Pizzo senior consultant di Brand Finance ha commentato i risultati dello studio: “Il rafforzamento della soft power italiana è dovuto all’ottima percezione internazionale. Dopo il crollo reputazionale avvenuto durante la pandemia, dal governo Draghi in poi, l’Italia ha recuperato e poi superato il livello di influenza pre-covid. Infatti, quest’anno è migliorata la percezione anche in ambiti in cui siamo tradizionalmente deboli come la stabilità economica, la potenzialità di crescita, l’influenza diplomatica e la stabilità politica”

Ha poi aggiunto, nel report completo della ricerca: “Il livello di attrattività dei marchi commerciali è influenzato anche dal brand nazione e viceversa: da un lato la buona immagine & reputazione dell’Italia favorisce gli acquisti dei prodotti italiani e gli investimenti presso il nostro paese; dall’altro brand forti, come Ferrari e Gucci, contribuiscono a rafforzare l’immagine della nazione, favorendo così la crescita paese”.

Sulla generale situazione geopolitica che ha portato al crollo dell’index della Russia, Pizzo ha aggiunto: “La situazione sta profondamente modificando gli equilibri e i ruoli internazionali, questo avrà un impatto oltre su sugli investimenti diretti esteri anche sui brand delle nazioni coinvolte”.