Frequenze tv, dall’asta almeno un miliardo di euro

Le stime di Mediobanca in contrapposizione all’analisi di Berlusconi: «Nessuno interessato a investire». Anche la Lega favorevole alla vendita

«Pensiamo di escludere che un’eventuale asta delle frequenze andrebbe deserta. Anzi, potrebbe permettere al Governo di raccogliere almeno 1-1,5 miliardi di euro». Mediobanca risponde a chi, come Silvio Berlusconi, pensa che il beauty contest (gratuito) sia l’unico modo per piazzare le frequenze digitali ancora da assegnare. Solo ieri, infatti, l’ex premier, nonché fondatore di Mediaset, affermava: «non credo che ci sia nessuno particolarmente interessato a un investimento per ottenere una frequenza». Secondo Berlusconi, infatti, le frequenze «non hanno più valore, in quanto i costi per il contenuto delle frequenze supera grandemente i ritorni che si possono avere». Insomma, sono «un bene che, come succede in tutta Europa, non ha mercato». Si smarca dall’ex alleato la Lega, in particolare l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, che questa volta appoggia l’idea dell’esecutivo guidato da Monti: «Noi pensiamo che con l’asta sulle frequenze si possano recuperare miliardi per diminuire le tasse sui cittadini e ridurre i tagli alle pensioni».

La posizione di Passera sul Beauty Contest

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