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Il sentiment degli italiani è ai minimi storici

Si teme la crescita della pressione fiscale e del prezzo dei beni indispensabili, la perdita del posto di lavoro e il peggioramento del proprio reddito familiare. Quanto emerge dall’ultima edizione dell’indagine Klima di C.R.a.

Qual è la ‘temperatura’ dell’umore degli italiani e della loro propensione a spendere? Fredda, molto fredda o, se si preferisce, il pessimismo è marcato ed evidente. A dirlo la nuova edizione di Klima, l’indagine sulla fiducia e sulla propensione a spendere degli italiani condotta da C.R.a. – Customized Research & analysis – in merito alla situazione economica del paese.

Crescono coloro che non hanno investimenti e ancora più quelli che ritengono che non li aiuteranno a spendere di più, quelli che credono che la situazione del Paese peggiorerà, come quella della proprio reddito familiare. Cresce anche la share di coloro che ritengono che la pressione fiscale crescerà, l’incapacità di risparmiare, il prezzo di beni indispensabili, primi fra tutti benzina ed energia. Non è da meno la spinta verso l’alto delle preoccupazioni sulla perdita del lavoro.

E quali impatti avrà questo sentiment sullo shopping? Non certo positivo, ed evidente che la tendenza a tagliare spese non propriamente indispensabili o quelle procrastinabili non avrà certo un’inversione di tendenza.

«Difficile parlare di ottimismo, un umore che negli ultimi dieci anni è sempre più venuto meno, anche se negli ultimi due anni il sentimento degli italiani nei confronti del futuro, del contesto economico generale e personale si è decisamente deteriorato. E nella sezione realizzata a fine giungo abbiamo persino raggiunto i minimi storici» ha sottolineato Andrea Buscaglia, presidente di C.R.a. che ha anche fotografato anche alcune ulteriori tendenze che si faranno strada. «Il trading down si accentuerà; aumenterà l’attrazione delle promozioni e degli sconti, come verso le offerte dell’on line; le spese saranno ancor più razionalizzate e quindi è prevedibili che caleranno ancora le vendite di beni durevoli, ma ci sarà una frenata anche su spese come quelle dei viaggi e del carburante; quello che non cala e non calerà è la spesa in TLC che anzi con il boom degli smartphone e quindi con il traffico dati è persino salita».