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Il cda Rai vota il ricorso contro il taglio di 150 milioni

Il dg Gubitosi: provvedimento «inopportuno». Si dimette la consigliera Luisa Todini

Il consiglio di amministrazione della Rai ha votato ieri a favore del ricorso contro il taglio di 150 milioni di euro varato dal governo dopo lunghe discussioni, il parere di ben quattro giuristi e sollecitazioni da parte di sindacati e associazioni consumatori, che hanno già presentato il loro ricorso al Tar.

CASO TODINI. L’odg ha ricevuto sei voti a favore, due contrari e un’astensione, quella della presidente Anna Maria Tarantola. A schierarsi contro il ricorso sono stati i consiglieri Antonio Pilati e Luisa Todini, che si è dimessa. La consigliera ha dichiarato che avrebbe comunque rassegnato le sue dimissioni entro fine autunno, ma di aver ritenuto «inaccettabile e irresponsabile» la decisione del cda.

«Peraltro grazie al percorso individuato dal decreto è stata attuata in tempi rapidi la straordinaria operazione di RaiWay. Mi auguro che questa sia l’occasione finalmente per imboccare un processo di radicale revisione della governance di Rai che porti gli amministratori (inclusa la figura, ora non prevista, dell’ad) a rispondere all’azionista e non ai partiti». La consigliera comunicherà a breve l’elenco delle liberalità erogate in beneficenza corrispondenti ai compensi come consigliere Rai percepiti a decorrere dalla sua nomina a presidente di Poste Italiane in aprile.

VERTICI CRITICI. Il dg Luigi Gubitosi ha definito il ricorso “inopportuno”: ora, su mandato del cda, dovrà comunque attivarsi per procedere al ricorso. «Ci tengo a sottolineare che questo voto non ha alcun valore politico, come invece alcuni vogliono far credere», ha invece dichiarato Antonio Verro, che ha presentato in consiglio l’ordine del giorno.

«Non è un voto contro il risanamento della Rai, che abbiamo appoggiato, nei fatti, in ogni modo», hanno dichiarato in una nota congiunta Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi, che insieme a Guglielmo Rositani, Antonio Verro, Rodolfo De Laurentiis e Marco Pinto si sono schierati a favore del decreto. «Sottrarre il canone già versato è una violazione delle regole poste a tutela dell’indipendenza del servizio pubblico dall’esecutivo», hanno spiegato i due consiglieri.