Economia italiana: per Confindustria ci sono segnali di indebolimento

Crescita più fragile, lento calo dell’inflazione e credito più caro nel nostro Paese. L’analisi del Centro studi di Confindustria anche su Eurozona, Stati Uniti e Cina, che riparte sotto le attese

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Segnali di indebolimento dell’economia italiana. La crescita più fragile dell’economia del nostro Paese è evidenziata nel report Congiuntura Flash del Centro studi di Confindustria (CsC), dove si evidenziano, in particolare, segnali debolezza per il settore dell’industria e delle costruzioni, “sebbene il +0,6% del Pil italiano nel 1° trimestre frutti una crescita già acquisita di +0,9% nel 2023”. Un fattore positivo, si evidenzia dal CsC, è il settore dei servizi che avanza, pur a ritmi più moderati, così come il prezzo del gas che resta basso, l’occupazione che continua ad aumentare (+0,2% in aprile), alimentando il reddito disponibile totale delle famiglie. L’inflazione lenta a scendere e i tassi in aumento, però, frenano consumi e investimenti, mentre la fiacchezza nei mercati di sbocco ferma l’export italiano.

Focus sull’economia Italiana: crediti più cari per le imprese

Confindustria parla poi del tasso pagato per i prestiti dalle imprese italiane, che ad aprile 2023 è salito ancora (4,52%). Le condizioni sempre più onerose stanno sempre più frenando il credito bancario, che è in forte riduzione (-1,9% annuo in aprile). La ragione è il continuo rialzo del tasso Bce, in chiave anti-inflazione, portato al 4% a giugno, anticipando un ulteriore rialzo a luglio. Il rendimento del Btp italiano, invece, si è ridotto di poco a giugno (3,98% in media) ed è in calo lo spread sui titoli tedeschi.

Turismo sopra i livelli del 2019

Il turismo in Italia in aprile registra un +30,7% sul 2022, in termini di spesa dei viaggiatori stranieri, ed è ormai stabilmente sopra i livelli del 2019. Nei servizi in aggregato, a maggio la fiducia delle imprese ha subito un calo, così come il pmi (54 da 57,6), che indica comunque crescita.

Investimenti deboli

Le indagini Banca d’Italia del 1° trimestre mostrano un peggioramento: sono calate le attese delle imprese sulla spesa per investimenti nei prossimi sei mesi (14,9 il saldo, da 20); le imprese chiedono meno credito per finanziare investimenti, più per le scorte e il capitale circolante. Inoltre, la produzione in Italia di beni strumentali ha subito un forte calo in aprile (-2,1%).

Export di beni in calo

L’export italiano di beni è diminuito in marzo e aprile (-2,3% e -1,7%, in valore), sia nei mercati UE che extra-UE. Su base annua, la dinamica delle vendite di beni all’estero si è molto ridotta (+1,1% in aprile), penalizzando l’industria, mentre è robusta per i servizi (+17,3%), sostenuta dal turismo.

L’economia internazionale

Oltre che nell’economia italiana, segnali di rallentamento vengono registrati anche nell’Eurozona. Dopo il piccolo calo di Pil e produzione industriale nel 1° trimestre (rispettivamente -0,1% e -0,2%), i dati qualitativi più recenti, negativi, confermano per il 2° trimestre la debolezza nell’area. Le aspettative delle imprese industriali, infatti, peggiorano in aprile e maggio, rilevando un rallentamento nelle prospettive di domanda; in maggio flettono anche quelle dei servizi; rimane stabile la fiducia delle famiglie, ma ancora molto sotto i livelli pre-pandemici.

A maggio negli Stati Uniti l’attività industriale ha subito una battuta d’arresto: la produzione è scesa di 0,2%, dopo quattro incrementi consecutivi, il pmi manifatturiero Usa è tornato in area di contrazione (48,4 da 50,2), l’indice dei direttori degli acquisti di Chicago è crollato (il calo più ampio dal 2020), l’Ism manifattura, già in area recessiva, è sceso di poco. A giugno, però, la fiducia dei consumatori americani è risalita, dopo la correzione al ribasso di maggio.

A maggio la produzione cinese ha ripreso a crescere al tasso più sostenuto da quasi un anno, ma le prospettive della Cina restano ai minimi, rese più incerte dal mercato immobiliare in flessione già da metà 2021. Bene la manifattura indiana, trainata dalla domanda domestica e internazionale, e anche quella russa, che segna il record da fine 2000 per la crescita dell’occupazione. L’industria brasiliana, invece, resta in calo, seppur in lieve miglioramento a maggio.


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