Ingvar Kamprad biografia

Ingvar Kamprad, fondatore di Ikea © Chris Jackson/Getty Images

La biografia di  Ingvar Kamprad non è sicuramente quella di un santo, ma di certo quella di un genio. Il fondatore di Ikea è morto all'età di 91 anni, salutato dalla sua azienda come «uno dei più grandi imprenditori del 20esimo secolo». Non potrebbe essere altrimenti per l'uomo che ha cambiato il nostro modo di abitare e arredare, anche se la sua storia è piena di luci e ombre.

Ingvar Kamprad addio: ritratto del fondatore di Ikea

La biografia di  Ingvar Kamprad dice che l'imprenditore svedese è nato a Ljungby, il 30 marzo 1926. Aveva fondato la sua azienda nel 1943, dopo gli inizi da venditore porta a porta - fiammiferi, semi per il giardino e penne - e un'adesione giovanilistica al nazismo. Dislessico, secondo quanto dice la sorella in un'intervista a Quarz , Kamprad ha attribuito nomi svedesi (impronunciabili a molti) ai suoi mobili per superare la tipica difficoltà a ricordare numeri. Ikea invece è l'acronimo delle sue iniziali – appunto I e K - del nome della sua fattoria – Elmtaryd, dunque E – e del suo villaggio di nascita, Agunnaryd (quindi, A). Leader dell'arredamento a basso costo, l'azienda ha oggi 190 mila dipendenti e un giro d'affari annuale di 38 miliardi di euro.

Il genio e lo sfruttatore

Le regole di Ingvar Kamprad: controllo maniacale della filiera della fornitura, controllo della qualità accurato, standardizzazione dei prodotti per poi puntare a una progressiva diversificazione. Ecco il modello Ikea. Nel settembre 2012 aveva lasciato la guida della multinazionale dei mobili low cost ai tre figli: Peter, Jonas e Mathias. Presente in modo capillare in tutto il mondo, negli anni però il gruppo ha  delocalizzato la produzione in Cina e in altri Paesi asiatici sfruttando sottopagati e senza alcuna protezione sindacale. Uno dei punti di forza della crescita di Ikea è stato proprio lo sfruttamento delle asimmetrie internazionali: in un modello imprenditoriale peraltro spesso criticato per la scarsa trasparenza della capogruppo, con dati e numeri aziendali sempre riservati, Kamprad ha sfruttato le legislazioni locali per pagare dipendenti e fornitori in modo ben lontano dalla cultura scandinava.