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I toni sono quelli moderati che da sempre distinguono il Fondo monetario internazionale, ma il messaggio è chiaro e si tratta di un vero e proprio allarme: il debito non finanziario dell'economia internazionale ha ormai raggiunto quota 164 mila miliardi di dollari: un record non solo in termini di quantità assolute, ma anche in proporzione al pil dell'economia globale, visto che è vale oggi più del triplo delle ricchezze prodotte sul pianeta, più precisamente il 225%.

Stati Uniti decisivi

I motivi che rendono particolarmente preoccupante la situazione Victor Gaspar, il direttore del Fmi per la finanza pubblica, li ha affidati a un post sul suo blog (firmato con una collaboratrice) e sono essenzialmente legati all'economia statunitense. Secondo quanto spiegato da Gaspar, ci si aspetta che il debito pubblico nei prossimi anni scenda in tutte le economie avanzate ad eccezione del gigante a stelle e strisce, dove revisione fiscale e accordo biennale di bilancio produrranno oltre mille miliardi di deficit nel prossimo triennio. Il risultato? Secondo il Fondo monetario internazionale il disavanzo Usa supererà il 5% del pil e il debito pubblico nel 2023 raggiungerà quota 117%. Inutile dire che tutto questo avrà conseguenze per l'Europa e l'Italia. Perché se in un primo tempo gli effetti di queste politiche potranno essere positivi e prolungare l'espansione fino al 2020, non bisogna dimenticare che quei mille miliardi di debito pubblico andranno finanziati e per farlo il Tesoro Usa avrà bisogno di vendere titoli in quantità. Chi finanzierà il debito se non gli investitori esteri? E ovviamente questi investitori esigeranno interessi sempre più alti. Inevitabilmente questo alla fine farà aumentare anche il costo del debito pubblico tricolore, solo alzando anche noi i tassi troveremo compratori...

Risparmi ai minimi storici

Un secondo allarme arriva poi dagli analisti di MacroStrategy, secondo i quali il tasso di risparmio netto negli Usa ha raggiunto i minimi storici. Si parla dell'1,3%. In pratica, l'espansione dell'economia statunitense, la prima del mondo, si fonda sull'aumento del debito, pubblico e privato. Stando alle stime di Amundi (gestore del risparmio) l'indebitamento delle imprese a stelle e strisce ha toccato il 6% annuo, circa il doppio rispetto alle aziende Ue. Prima o poi i nodi verranno al pettine.