Italia del vino in crescita, ma troppo concentrata sull’Europa

Il vino si conferma una delle eccellenze del made in Italy nel mondo. Secondo i dati discussi nel corso di Vinitaly, infatti, nel 2017 abbiamo raggiunto un nuovo record commerciale: un incremento sul 2016 del 6%, per un controvalore di quasi 6 miliardi di euro. Una cifra che ci rende una superpotenza enologica, ma che potrebbe essere ancora più alta. Se, infatti, l’Italia continua ad andare forte sui mercati tradizionali di sbocco (soprattutto USA, Germania e GB, che registrano un indice di concentrazione delle nostre vendite del 53,4%), non riesce ad affermarsi nelle aree emergenti, che rappresentano il futuro dell’export. Infatti, secondo le stime, i consumi di vino italiano in Russia sfioreranno il +27%, grazie al rublo forte, in Cina addirittura il 38%, per via del tasso di urbanizzazione (al 63%) e dell’escalation del Pil pro-capite. In crescita anche il Giappone, grazie all’imminente accordo di libero scambio.

 

I più forti esportatori di vino

Al momento, l’Italia è leader dell’esportazione del vino in 16 Paesi. La nostra diretta concorrente, la Francia, invece, conquista 29 Paesi, inclusi quelli a maggior propensione di crescita.
Il settore in cui sembriamo imbattili, invece, è quello delle bollicine. Tra il 2007 e il 2017, l’export di spumanti italiani è cresciuto del 240%, a fronte di una media mondiale del +50%.

Nella classifica export 2017 per performance, vince l’Australia (+15,1% per un controvalore di 1,8 miliardi di euro), seguita dalla Francia (+9,9%, 9,1 miliardi di euro), dalla Spagna (+6,5%, 2,8 miliardi di euro), dal Cile (+6,3%, 1,8 miliardi) e dall’Italia (+6,2%, 5,9 miliardi di euro).