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Attualità

Se noi sapremmo che siamo un popolo di ignoranti

Sempre più analfabeti funzionali, lettori in calo vertiginoso. Sembra di essere tornati agli anni 60. E c’è chi dice che la soluzione sia tornare a studiare il latino…

Santi, navigatori, ma non certo lettori. Anzi, secondo l’Istat meno della metà degli italiani ha letto un libro negli ultimi anni. Dal 2010 a oggi, i lettori abituali sono calati di 3,3 milioni di unità. Colpa della scuola o della tecnologia, sembra di essere tornati agli anni 60, quando appena 16,3% della popolazione leggeva, anche se tre quarti aveva l’istruzione elementare (anche se il livello d’istruzione è un problema relativo, visto che rimaniamo tra gli ultimi Paesi sviluppati per numero di laureati). Il problema è molto maschile più che femminile (metà delle donne ha a che fare con le pagine scritte contro un terzo dei lettori) e soprattutto generazionale: i lettori maschi tra 11 e 14 anni sono diminuiti più del 25%, metà dei giovanissimi non legge, e se non si legge da giovani difficilmente si leggerà da adulti. Ma è difficile aspettarsi prestazioni migliori, se il 70% delle persone è un analfabeta di ritorno.

Colpa della scuola, facile dirlo, se come è successo recentemente i professori universitari si sono ribellati per gli errori di ortografia dei loro studenti. Colpa di Internet, che dare la colpa alla tecnologia è sempre facile. Colpa della modernità si potrebbe aggiungere, mentre a Oxford si spinge per un ritorno allo studio intensivo del latino. Ma in fondo la colpa è soprattutto la nostra: di chi ha sempre fatto prevalere il titolo di studio alle competenze, di chi ha fatto credere che la raccomandazione fosse più importante dell’applicazione, di chi ha detto ai nostri ragazzi che approfondire i sentimenti, le culture, le emozioni, le tradizioni, fosse più importante che imparare a usare la e accentata e l’h.