Fuga di cervelli? Sì, ma dai Paesi ricchi

Al contrario, negli Emirati Arabi si registrerebbe un afflusso di talenti pari all’1,3% della forza lavoro. In Italia, il deficit tra i professionisti entrati e uscenti è del 28%

Fanno eccezione solo la Svizzera, gli Emirati Arabi e la Germania. Per il resto, la fuga di cervelli è un fenomeno che interessa soprattutto i Paesi ricchi, come dimostra lo studio condotto da Linkedin. L’analisi, basata su un campione selezionato di 300 milioni di utenti del proprio sito, ha infatti monitorato i flussi di talenti in movimento da un Paese all’altro, nell’arco di tempo compreso tra novembre 2012 e novembre 2013. Il risultato è che meno di un terzo dei paesi importatori di talenti è tra quelli sviluppati: le mete dei talenti in fuga sono soprattutto Nigeria, Sudafrica, India e il Brasile. Negli Emirati Arabi, addirittura, l’afflusso dei talenti importanti sarebbe pari alll’1,3% della forza lavoro nel 2013.

Allo stesso tempo, a “espatriare” sono soprattutto i professionisti dei Paesi più ricchi, ossia Spagna, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Italia e Irlanda. In Italia, in particolare, il deficit tra i talenti “esportati” e quelli “importati” risulterebbe pari al 28%: tra il 2012 e il 2013 i professionisti arrivati nel Belpaese sono stati 27.676, contro i 35.329 uscenti. Le principali destinazioni di quest’ultimi sono state, nell’ordine, il Regno Unito, gli Stati Uniti, la limitrofa Svizzera, la Germania e la Francia. Sempre stando all’analisi, sono molto richiesti i profili con competenze nel social media marketing, nell’ingegneria meccanica e aerospaziale, nel linguaggio Java e nelle life sciences. In generale le competenze tecnico – scientifiche verrebbero privilegiate rispetto agli skills gestionali.

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