Maria Grazia Mattei: si teme ciò che non si conosce

Intervista alla fondatrice del Meet Digital Culture Center

Maria Grazia Matttei
L’intervista a Maria Grazia Mattei è parte dell’articolo
Arte digitale: sostenibile e consapevole

Giornalista e critica d’arte, Maria Grazia Mattei dagli anni 80 indaga i territori del digitale. Una vera pioniera. Già una ventina di anni fa, con il progetto Meet the Media Guru aveva portato nel nostro Paese, per la prima volta, il gotha della cultura digitale con una serie di fortunati incontri aperti al pubblico, ma è Meet Digital Culture Center, il centro internazionale per la cultura digitale istituito a Milano con il supporto della Fondazione Cariplo, il suo progetto più ambizioso e originale. In un edificio di inizio Novecento, 1.500 mq su tre piani riprogettati dall’architetto Carlo Ratti, Mattei ha fatto nascere per la prima volta in Italia “una casa per il digitale”, un luogo fisico e virtuale dove fare esperienza delle opportunità espressive e culturali del digital, per stimolare nuove connessioni. Da quello spazio, dotato di una “scala abitata” per favorire la socializzazione, di un teatro da 180 posti con tre superfici di proiezione e di una immersive room di 250 mq, risponde alle nostre domande.

Com’è nata l’idea di Meet?
Da anni giro in lungo e in largo per il mondo, da sempre attenta alla cultura digitale che da noi ha faticato a farsi conoscere: troppo a lungo è stata relegata negli scaffali di tecnologia. Mancava un luogo dove riflettere: serviva uno spazio fisico dove le persone quotidianamente potessero “respirare aria digitale”, che non significa solo tecnologia all’avanguardia, ma cultura. Quando ho iniziato a concepire l’idea, nel 2014, non era così scontato capire quanto la cultura digitale fosse importante per le nostre vite: dopo la pandemia lo abbiamo compreso tutti. Fondazione Cariplo ha avuto il merito di intuirne prima di altri l’importanza e ha colto la possibilità di finanziare un progetto così grosso. È stata una scommessa: abbiamo aperto alla vigilia della pandemia e siamo operativi da maggio 2021.

Che cosa farete in futuro?
Il mio sogno è un Meet senza muri: vogliamo portare la nostra esperienza in giro per l’Italia, promuovere tour di arte e cultura digitale.

Quali sono le reazioni del pubblico davanti all’arte digitale: che cosa piace e che cosa spaventa?
Lo spazio di Meet è, esso stesso, un media: ogni volta per il pubblico è una sorpresa. Da Meet vedo gente sempre nuova. Certamente, all’inizio c’è qualche sospetto, o persino timore, verso la tecnologia e per questo abbiamo creato delle vere e proprie “palestre” per abituare il pubblico a muoversi nei mondi virtuali. Si teme ciò che non si conosce.

Perché ha scelto di far nascere Meet proprio a Milano?
La città già negli anni 80 aveva avuto una sua bella stagione pionieristica a livello tecnologico, la stessa fiera Smau fino agi anni 2 mila ha creato interesse, inoltre a Milano il design e la moda sono un traino formidabile per il digitale e dopo l’Expo 2005 la città è diventata molto più internazionale.

A chi si ispira per questo suo progetto?
I punti di riferimento sono i grandi musei d’arte come il MoMa di New York, senza dimenticare che vogliamo essere un centro propulsore, un luogo vivo, dove poter fruire e creare cultura digitale.

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