Golf, aspettando l’Open d’Italia: “Puntiamo a migliorare la cultura sportiva”

Alla vigilia del torneo, il presidente del Circolo Golf Torino, Lorenzo Silva, racconta le prospettive e le idee che animano la federazione in un periodo delicato persino per questa disciplina. L’obiettivo? Far avvicinare i giovani al green

Presidente, in un momento in cui non solo il golf vive fasi quanto meno complicate, per cui sembrava a rischio lo stesso Open, avete deciso di prendervi questo importante impegno. Da dove nasce l’idea? Il motivo vero è il mio amore sviscerato per il golf. Sono figlio d’arte, con un padre per cinque lustri presidente della Federazione e io grandissimo appas­sionato di questa splendido sport che pratico da sempre (60 anni…), del suo mondo e della sua cultura. In un momento difficile abbiamo dato la nostra disponibilità.

Dopo anni di crescita il trend del golf in Italia sembra frenare. Cosa si può fare per ridare slancio al movimento? Sicuramente anche il nostro sport sta risentendo di un contesto generale non favorevole ma, per esempio, il minore affollamento alle gare se è un sintomo non è il problema. In giro per il mondo i circoli vivono senza un calendario gare così intenso. Ci sono anche altre vie per una buona gestione. Le buche più amate d’Italia

I circoli possono essere gestiti con un approccio più manageriale? È una strada. Sicuramente, in un mondo in forte cambiamento, anche i golf club richiedono competenze aggiuntive. In questa direzione lavora la Federazione per migliorare e rendere sempre più attuale il modo con cui si possono organizzare e dirigere le attività di un circolo. Ma ci vuole tempo.

L’Open sarà una occasione per fare business? Sicuramente sì! Numerose sono state le richieste di aziende che arricchiranno il villaggio ospitalità e quello commer­ciale. Vogliamo che il nostro Open sia anche un momento di incontri per imprenditori e manager che stanno già utilizzando il golf o che lo stanno valutando per caratterizzare prodotti e servizi. In prima persona cercherò di svolgere un ruolo che possa avvici­nare al golf nuovi possibili partner. In proposito, è significativo l’interesse e il supporto del Comune anche in prospet­tiva del 2015 in cui Torino sarà capitale europea dello sport.

Un tema che la vede sempre molto at­tento è quello della cultura sportiva… È vero. Se, da un lato, serve aumentare il numero di praticanti, dall’altro, è necessario che chi si avvicina al golf si appassioni alla cultura sportiva insita nella sua essenza. Migliorare la cultura sportiva è fondamentale per avvicinare ancora di più i giovani al golf.

A proposito di giovani e di risultati sportivi. Il vostro palmares (di cui lei è stato un importante protagonista…) è il più ricco d’Italia e tra i più importan­ti a livello internazionale. Ci dica una cosa, presidente, è l’aria buona di que­sta zona o avete qualche segreto? L’investimento sui giovani riveste un ruolo centrale e ottiene da co­loro che si occupano del nostro circolo la massima attenzione. Specifici pro­grammi di lavoro sono definiti e sviluppati per gli oltre cento ragazzi, con tre giorni alla settimana di allenamento e con il contributo di tutta la squadra tecnica tra cui non posso non citare i due professionisti che gio­cano un ruolo decisivo in tutto ciò, Ser­gio Bertaina e Marco Soffietti. Ma tutto parte dalla tradizione e dalla passione.

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