Imprese italiane: cresce la spesa in tecnologia e soluzioni IT

Il 67% dei responsabili digitali delle aziende del nostro Paese prevede di aumentare l’investimento per rendere le organizzazioni più agili nell’era post covid

Il “new normal” destinato a cambiare lo stile di vita delle persone al termine della pandemia influirà inevitabilmente anche sugli investimenti delle aziende, attente più che mai all’affidabilità e alla sicurezza delle proprie infrastrutture digitali. Il quadro viene ben delineato dall’indagine condotta da Equinix a livello globale, dove si analizzano le prospettive dei responsabili IT sulle principali tendenze tecnologiche che interessano le aziende in tutto il mondo e sull’impatto della pandemia da Covid-19 sui piani di infrastrutture digitali.

Già in questi mesi, più della metà delle aziende in Italia (56%) ha riorganizzato la propria infrastruttura IT per soddisfare le nuove richieste di lavoro ibrido e da remoto, con un incremento del budget tecnologico finalizzato ad accelerare la trasformazione digitale. Un aumento della spesa inevitabile anche perché il 59% dei responsabili digitali in Italia crede che ci saranno cambiamenti a lungo termine su dove e come le persone lavoreranno all’interno della loro organizzazione. Investimenti in tecnologia che non sembrano essersi esauriti: il 67% dei responsabili It delle aziende afferma di voler investire ancora nel settore tecnologico per poter essere più agile nell’era post-Covid.

Investimenti IT: le priorità per le aziende italiane

Alla domanda su quali siano le priorità più importanti in merito alla strategia tecnologica per la loro azienda, l’89% degli intervistati ha riferito che migliorare la cybersecurity dell’azienda è una priorità assoluta in Italia. Subito dopo emergono la digitalizzazione dell’infrastruttura IT (86%) e il rispetto della normativa per quanto concerne la protezione dei dati (85%).

Il lavoro da remoto è destinato a restare

Che nei prossimi mesi i decision maker IT delle aziende avranno accesso a budget più elevati emerge anche da un’indagine condotta a livello europeo da Dynabook, dove si sottolinea come gli investimenti delle aziende serviranno sia per favorire una maggiore diffusione del lavoro ibrido e da remoto, sia per sostenere la continuità del business. Il lavoro a distanza, infatti, è destinato a restare anche dopo l’emergenza sanitaria: la ricerca di Dynabook ha rilevato che oltre due terzi (67%) dei dipendenti lavoreranno da casa o senza una postazione fissa dopo la pandemia da Covid-19, ovvero il 53% in più rispetto a prima. Per garantire la produttività della crescente forza lavoro da remoto, oltre la metà (51%) delle aziende intervistate ha indicato che sarà data la priorità al supporto e all’assistenza del personale.

Dispositivi più richiesti per il lavoro da remoto

Dynabook ha evidenziato anche un aumento del valore attribuito ai laptop, con quasi tre quarti (74%) delle aziende che considerano molto più importante la scelta di questi device rispetto a prima della pandemia Covid-19. Il Regno Unito ha visto la più alta disparità tra l’uso di computer fissi e portatili, con il 90% delle aziende britanniche che usano notebook e solo un terzo (33%) che usa quelli fissi per il lavoro a distanza. La preferenza per questi ultimi rimane invece la più alta in altre parti d’Europa come Spagna (52%), Francia (47%) e Paesi Bassi (46%). Inoltre, il 66% delle aziende stanno pianificando di integrare un numero sempre maggiore di laptop per il lavoro remoto nei prossimi 12 mesi, dimostrando che la tendenza ad affidarsi a questo tipo di dispositivi rimarrà forte per il tutto il 2021.

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