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Masataka Shimizu, presidente della Tepco

Fukushima come Chernobyl. L’agenzia nipponica per la sicurezza nucleare (Nisa) ha alzato la stima della pericolosità dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi al livello 7, il più alto della scala internazionale Ines (International Nuclear and Radiological Event Scale); lo stesso che segnò il terribile disastro di Chernobyl nel 1986. La revisione si è basata su un controllo incrociato e sulle valutazioni dei dati sulle perdite di iodio-131 e cesio-137. Un incidente di livello 7 comporta la liberazione di una forte quantità di materiale radioattivo con gravi conseguenze per la salute e l’ambiente. Un incidente di livello 5, al quale era stato classificato finora Fukushima, implica una fuoriuscita limitata di radioattività. Ogni livello di rischio comporta una stima della gravità dell’incidente 10 volte superiore al livello inferiore.Stesso livello di crisi, ma situazione al momento diversa. Come ha sottolineato infatti la stessa Nisa, l’emissione di radiazioni dalla centrale danneggiata dal sisma (di magnitudo 9) e dallo tsunami che ne conseguì, al momento è pari a circa il 10% della quantità emessa dalla centrale di Chernoby, in Ucraina, dopo l’esplosione del 1986.

Le previsioni, tra ottimismo e ipotesi catastrofiche
«Siamo molto lontani dalla situazione di Chernobyl, che era terribile. Lì c’era stata un’esplosione e nessun contenimento e sono stati tutti colpiti», ha detto Murray Jennes, esperto di industria nucleare e professore all’Università di San Diego. «A Fukushima il contenimento sta tenendo, la sola cosa che non ha resistito è l'invaso di combustibile che ha preso fuoco».
Ma un funzionario della Tepco, la società che gestisce l’impianto, ha evocato addirittura la possibilità che i livelli di radioattività, adesso inferiori, arrivino a superare quelli del 1986: «La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente», ha spiegato, «e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl».