Digitale, l’Italia continua ad annaspare: l’uso di internet non decolla

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L’Italia è protagonista attiva della rivoluzione digitale attualmente in atto? Solo in apparenza. Se si analizza la situazione in profondità, si scopre che in realtà il nostro Paese ha molte lacune. A dirlo è l’Eurostat, che ha terminato la raccolta dei dati relativi al 2019: il database su cui fonderà la nuova edizione del Desi, il Digital Economy and Society Index, che a maggio ci dirà qual è lo stato della digitalizzazione in tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea, in base a indicatori omogenei. Ebbene, stando a questa fotografia, la nostra Penisola non è messa molto bene. Pensiamo al tasso di penetrazione di internet tra le famiglie italiane: secondo alcune indagini è attorno al 92%, in linea, dunque, con le maggiori economie dell’Ue. Peccato che questa percentuale comprenda tutte le possibili connessioni al web, anche gli smartphone che usano solo Facebook o Whatsapp. E, infatti, il dato Eurostat è inferiore perché si basa su parametri più restrittivi e veritieri: solo l’84% degli italiani, contro l’89% della media Ue, ha una connessione a banda larga. Ancora meno sono i nostri connazionali che usano internet almeno una volta a settimana: il 74%, 11 punti sotto l’Europa (85%), e ben 13 sotto Germania, Francia e anche Spagna, che sono all’87%. Un allarmante 17% di cittadini italiani non ha mai usato internet, più o meno 1 su 6. In Germania, i “vergini digitali” sono appena il 5%, in Inghilterra il 3% e in Svezia il 2%.

Imprese e pubblica amministrazione non spingono il digitale

Del resto, solo il 36% della popolazione italiana usa i pagamenti digitali via internet, quasi la metà della media Ue, che si attesta intorno al 58%. E non è finita qui. Se, in media, il 63% dei cittadini europei ha compiuto almeno un acquisto digitale negli ultimi dodici mesi, in Italia la percentuale scende al 38%: il 40% degli italiani non ha mai farro un acquisto online o l’ha fatto più di un anno fa, contro il 25% degli europei. Tra le imprese la situazione non è migliore: a ricavare dalle vendite su piattaforme di e-commerce almeno l’1% del proprio fatturato sono il 10% delle aziende tricolore e il 18% di quelle europee. Allargando lo sguardo alle imprese che ottengono meno l’1% del fatturato dal commercio elettronico, parliamo di un misero 18% totale. Del resto, la pubblica amministrazione non dà certo il buon esempio. “Speriamo solo di non peggiorare ulteriormente il 24esimo posto dello scorso anno. La preoccupazione viene dalla situazione di incertezza che si evidenzia nell’azione politica, soprattutto sul fronte della digitalizzazione del settore pubblico” ha commentato a Repubblica Cesare Avenia, presidente di Confindustria digitale, dopo aver scorso i principali indicatori riguardanti l’Italia di Eurostat.