Métiers d’Art Mécaniques Ajourées Vacheron Constantin

Un particolare del Métiers d’Art Mécaniques Ajourées firmato Vacheron Constantin

L'orologeria meccanica di alta qualità emoziona gli appassionati per svariati motivi. L’aspetto più “nazionalpopolare” è quello legato allo status di indossare un orologio di un marchio prestigioso e di un relativo modello costoso come rappresentazione tangibile di ciò che si possiede, ricchezza materiale compresa. È di sicuro la leva meno romantica tra tutte le motivazioni psicologiche che possono farci venire in mente, oggi, in un mondo dove l’ora si può leggerla ovunque, di investire il proprio denaro, tanto o poco che sia, in un segnatempo meccanico. Ma, diciamolo pure senza retorica, è ancora il motivo più ovvio, almeno in termini percentuali. Soprattutto per mercati non così maturi – in termini di informazione, consapevolezza e gusto critico – come il nostro, e in generale come quello occidentale. Anche se va detto che gli orientali imparano molto in fretta e le case dei grandi collezionisti di pezzi davvero unici sono sempre più spostate verso il Far East.

SCUOLE DI PENSIERO
Tolta questa considerevole fetta di acquirenti “per status”, il resto del mondo, come ai tempi della Guerra Fredda, si divide in due schieramenti contrapposti più belligeranti che mai. Da una parte ci sono i cultori della “bella meccanica” e dall’altra parte ci sono gli amanti della “bella forma”. Nel senso che in un caso l’attenzione degli appassionati si sposta più sul movimento che anima l’orologio, mentre nell’altro dà più risalto alle forme complessive del design della cassa, dimensioni comprese. Tanto che, tra i “malati di polso”, non è inusuale sentire discorsi del genere: «Non comprerò mai quell’orologio perché non ha un movimento di manifattura», oppure «Ma hai visto che finiture dozzinali hanno i ponti?». Ed è altrettanto facile sentire qualcuno postulare che «l’orologio elegante non deve in nessun modo superare i 34 mm di diametro» o che «quello che conta davvero è l’armonia estetica dell’insieme e il movimento va bene, anche se è industriale, basta che sia affidabile e robusto».

Scheletrati 

TUTTI CONCORDI
In realtà, come spesso capita nella vita, la maggior parte delle opinioni ha un fondo di verità e probabilmente come in tutte le discussioni aperte, vale la celeberrima regola latina: In medio stat virtus. Ossia, la virtù sta nel mezzo, dove tra due estremi vale la pena di ricercare il giusto equilibrio. Tant’è che le due fazioni contrapposte – schieramento pro-movimento contro quello a favore del design – si vengono incontro sul “Lato A” dell’orologio. Perché quando ci troviamo dinanzi a un quadrante sapientemente scheletrato sulla quasi totalità del treno del tempo e sui moduli aggiuntivi delle varie complicazioni, oppure a un quadrante in vetro zaffiro totalmente trasparente con vista mozzafiato su ruote e leve che muovono un calendario perpetuo retrogrado, o ancora a un quadrante, magari smaltato, con apertura, attraverso un oblò, sulla gabbia di un tourbillon sovra-dimensionato, be’, anche i barricaderi più intransigenti e oltranzisti arrivano a commuoversi e a deporre le armi di fronte all’artigianalità orologiera più autentica e sopraffina, nel solco di una manualità che travalica nell’arte vera e propria.

SCHELETRATURA E OLTRE
Attraverso filosofie “architettoniche” diverse, gli orologi che presentiamo perseguono tutti lo stesso grandioso obiettivo. Quello di far apparire le lancette per quello che sono nella realtà: le punte dell’iceberg di uno straordinario insieme di parti meccaniche in continuo movimento; oltre, ovviamente, alla somma più alta dell’orologeria meccanica: l’estrema qualità delle finiture a dir poco maniacali nei segnatempo qui pubblicati. Ecco quindi in rassegna differenti tipologie per ottenere il medesimo risultato. Audemars Piguet, Roger Dubuis e Vacheron Constantin – in rigoroso ordine alfabetico – optano per la scheletratura vera e propria con tre esempi all’apice della perfezione evolutiva. Mentre A. Lange & Söhne, con l’oblò sul “mega” tourbillon, Glashütte Original, con lo spettacolare doppio “collo di cigno” sul lato del quadrante, e Patek Philippe, con la totale trasparenza sul modulo che gestisce il calendario perpetuo retrogrado, scelgono di sorprendere con lo svelamento più o meno parziale delle rispettive meccaniche di prim’ordine. Invece l’approccio di Greubel Forsey, con una tridimensionalità del movimento unica nel suo genere, e di Piaget, con la “fusione” di fondello e platina, è addirittura strutturale per una visione originale e senza segreti. Infine, ciliegina sulla torta “musicale” per Audemars Piguet e Patek Philippe, grazie alla complicazione delle complicazioni: la ripetizione minuti. E ognuna di queste interpretazioni di svelamento del cuore che fa battere il tempo meccanico lascia semplicemente senza fiato.