Giorgio Armani

Una moda da circo che insulta gli uomini e li rende ridicoli, non certo un business serio di chi crea pensando che poi gli abiti devono essere indossati. È sempre stata perentoria la posizione di Giorgio Armani a proposito dell’ipotesi di una possibile quotazione in Borsa della sua azienda. Ogni qualvolta ha avuto l’occasione, lo stilista italiano ha dichiarato di voler rimanere indipendente, per non dover sottostare al volere di una banca o agli umori di una Borsa. Eppure la sua azienda è la prima tra le italiane del comparto che si avvantaggerebbe di uno sbarco nel mercato telematico. A sostenerlo Pambianco Strategie di Impresa nella sua ultima edizione della classifica “Top Aziende Quotabili” che ordina le aziende italiane della moda e del lusso sulla base del loro guadagno da un’eventuale quotazione. Classifica capeggiata proprio dalla Giorgio Armani. A completare il podio il gruppo Ermenegildo Zegna e Dolce & Gabbana.

Nella top 10 anche Kiko, Stefano Ricci, Otb (Diesel), Gianni Versace, Gefin (Etro), Calzedonia e Roberto Cavalli.

Otto i fattori presi in considerazione: la crescita, l’Ebitda % medio, la notorietà del marchio, la dimensione, la percentuale dell’export , la forza distributiva (misurata nella quantità e qualità dei negozi diretti), l’indebitamento e la fascia di mercato.

Anche quest’anno alle top 50 della moda e del lusso si è aggiunta la top 15 delle aziende della casa e del design. In questo caso a conquistare i primi tre posti sono nell’ordine Kartell, Flos e B&B Italia.