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Leadership

La sicurezza psicologica: il motore del talento e dell’innovazione

Per scatenare il talento i leader devono coltivare un clima di sicurezza psicologica in cui i collaboratori si sentano liberi di contribuire con le proprie idee, condividere informazioni e segnalare errori. Ne va della tenuta stessa delle imprese

sicurezza-psicologica Credits: Shutterstock

L’innovazione può nascere a ogni livello: è una convinzione sempre più diffusa nelle organizzazioni di tutto il mondo, comprovata anche dall’esperienza delle numerose imprese che stanno implementando modelli di gestione aziendale che abbattono le rigidità dei silos organizzativi, per favorire la circolazione delle idee. Si tratta di modelli che, tra le altre cose, mettono al centro delle loro best practice il concetto di sicurezza psicologica.

Di cosa si tratta esattamente? «Un’atmosfera in cui i membri dei team aziendali sentono di essere liberi di esprimersi, di condividere preoccupazioni e timori o nuove idee, senza la paura di essere esclusi, messi in imbarazzo, di subire umiliazioni»: questa è la definizione che ne dà la docente di Leadership e Management alla Harvard Business School Amy C. Edmondson, pioniera degli studi in materia, al primo posto della classifica Thinkers50 e speaker al prossimo Leadership Forum. In sostanza, è l’esatto contrario di un ambiente in cui vige un’atmosfera di costante consenso gentile. Il consenso e l’accordo ottenuti con cordialità, ma raggiunti per educazione, sono proprio l’espressione di un contesto “insicuro”, in cui affermare il disaccordo e la divergenza rischia di avere conseguenze sulla percezione e sul comportamento che gli altri hanno nei nostri confronti.

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UN TOOLKIT VALIDO PER TUTTIAmy C. Edmondson, docente di Leadership e Management alla Harvard Business School, ha messo a punto un sistema di strumenti e best practice valide in ogni organizzazione e settore, per assicurare la sicurezza psicologica in azienda (foto © Drucker Forum 2019)

Per instaurarsi, la sicurezza psicologica ha invece bisogno di una condizione indispensabile: quella di una diffusa fiducia e rispetto reciproco tra colleghi, e tra colleghi e superiori. Una condizione in cui tutti sentono di poter, o ancora meglio di dover, essere sinceri e franchi gli uni con gli altri, a prescindere dalle gerarchie. Si tratta di una condizione vitale da perseguire per ogni azienda per una ragione specifica: la sicurezza psicologica ha il grande potere di rimuovere le barriere che rallentano i collaboratori e li frenano dal raggiungere risultati altrimenti possibili. Insomma, la sicurezza psicologica è sicuramente un importante driver di performance, per questo si sta affermando come una delle tematiche centrali per sviluppare modelli di gestione delle risorse umane e approcci più rispondenti ai cambiamenti organizzativi che l’impresa vive ormai in maniera costante. Anche perché le conseguenze negative della mancanza di sicurezza psicologica possono arrivare anche a minacciare la sopravvivenza stessa delle aziende, non solo impattando sui risultati più tangibili del quarter o dell’anno, ma anche producendo gravi errori nel decision making, sviste e mancanze che, sul lungo termine, vanno a corrodere a un livello più profondo la corporate reputation.

Purtroppo, alcuni ambienti di lavoro faticano ancora a percorrere questa strada. In particolare, una recente ricerca di Wiley Workplace Intelligence sottolinea la divergenza nella “percezione” di questo fenomeno, che varia a seconda del punto di vista: dalle figure apicali, al middle management ai dipendenti. Stando al report, i leader tendono a sovrastimare la “quantità” di sicurezza psicologica presente nelle aziende sotto la loro guida. Se tra gli executive il 57% dichiara di sentirsi psicologicamente al sicuro, la percentuale scende al 53% per i direttori e al 46% per i dipendenti.

In effetti, instaurare un clima in cui ciascuno, dai collaboratori più giovani fino agli executive nelle posizioni più apicali, viva una situazione di sicurezza e libertà, presenta numerose complessità. Sono le complessità di una forza lavoro sempre più eterogenea, in cui i team possono essere non solo culturalmente molto diversi, ma anche generazionalmente distanti. E ancora, le difficoltà legate allo svilupparsi di situazioni geopolitiche che, a livello globale, sono così importanti da influenzare l’andamento dei mercati, le catene di approvvigionamento e i consumi in maniera rapida e brusca. Sono le sfide portate dall’entrata in campo dall’AI e dalla necessità di aggiornare i modelli manageriali e di leadership, per avere un’impresa coesa e solida, in grado di crescere e restare competitiva.

I 7 benefici principali della sicurezza psicologica

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© Shutterstock

  1. Collaboratori più ingaggiati e collaborativi
    Quando i membri di un team si sentono “al sicuro” al lavoro, è più facile che investano il loro “impegno”, inteso anche come coinvolgimento a livello individuale, adesione ai valori e all’obiettivo aziendale;
  2. Una cultura più inclusiva
    Tutti sono nelle condizioni di prosperare indipendentemente da sesso, colore, razza, provenienza o preferenze politiche. Il risultato è che le differenze si trasformano in sinergie e ci si sente parte di qualcosa di più grande.
  3. Più benessere mentale, più qualità
    L’ambiente lavorativo è meno stressante e ha un impatto positivo sulla salute mentale, con riflesso diretto sulla capacità dei collaboratori di lavorare meglio, con risultati qualitativamente più alti.
  4. Team creativi e prolifici di idee
    La creatività e le idee fluiscono più rapide e in maggiore quantità, perché i membri dei team non hanno paura di esprimerne.
  5. I collaboratori sono i primi brand ambassador
    Chi vive un ambiente di lavoro psicologicamente sicuro sarà la prima persona a sostenere l’azienda che rende possibile lavorare in condizioni di benessere, e raccontare con entusiasmo quanto sia bello farlo.
  6. Riduzione del turnover dei dipendenti
    I membri del team che si sentono psicologicamente al sicuro sono meno propensi a lasciare il posto di lavoro, facendo risparmiare costi economici e di tempo necessari per recruiting, colloqui e formazione dei nuovi dipendenti.
  7. Miglioramento delle prestazioni del team
    Quando i collaboratori a livello individuale si sentono inclusi e sono molto motivati, diffondono questo beneficio anche all’intero team. Lo stesso vale per le idee: più i collaboratori vedono circolarne, più si sentiranno stimolati a trovarne di nuove.

Articolo in collaborazione con Performance Strategies