Chat-Gpt: cosa dobbiamo sapere in Italia

Il punto di vista di Ernesto Belisario, senior partner dello studio legale E-Lex

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Non c’è dubbio: Ernesto Belisario è il primo avvocato italiano che si è dedicato, in tempi non sospetti, all’incidenza delle tecnologie in ambito giuridico e viceversa. Lo fa da 20 anni e studia da esperto, ma anche da appassionato, le sperimenta, cerca di capirne la logica e le ricadute nella vita di ognuno, soprattutto non le teme perché prova a conoscerle ogni giorno. Anche la parte psicologica lo attrae se la nostra conversazione parte dal dialogo con la figlia, disturbata dal fatto che la tecnologia voglia sostituirsi al suo voler fare i compiti in modo autonomo.

«“Cosa vuole questa? Io lo so fare da sola”, mi ha detto dopo che le avevo mostrato l’operatività di un tool che realizza slide in brevissimo tempo. Lo racconto perché, a tutte le età e in tutti i mestieri, ho capito che ogni resistenza professionale in Italia – dai giornalisti agli avvocati – in fondo è legata a un bisogno profondo di difesa delle competenze dell’umano. Per questo ho invitato mia figlia a non temere questi strumenti e a non pensare che facciano un lavoro al suo posto, ma che la aiutino a farlo meglio. Non sono resistenze corporative».

Questo articolo è parte di Esodati da Intelligenza Artificiale

Le logiche di Chat-Gpt & Co.: poco europee e molto americane

Nell’arco di pochi mesi dal suo ingresso, l’universo di Chat-Gpt è già stato rilasciato nella quarta versione; nel frattempo era stato blindato in Italia dal Garante per la privacy e poi riammesso. Sui termini di utilizzo, l’avvocato Belisario non lesina osservazioni rimarcando che in effetti hanno uno stile ispirato a logiche poco europee e molto americane: sono sintetiche, semplicistiche, riduttive.

La qualità dei contenuti generati resta il cuore della questione, così come il ragionare sui tempi che serviranno per affinarla sempre più. «È ancora presto per pretendere che il dibattito si sposti sulla qualità, in Italia staremo ancora per parecchio tempo a ragionare sui timori che vengano sottratti o meno posti di lavoro. Siamo però vicini alle riflessioni su come possa essere integrato il lavoro, affiancato dalle intelligenze generative, e al contempo molto indietro sulla conoscenza delle diverse espressioni dell’A.I. che andranno a incidere sul mercato. Quella generativa è solo una delle tante».

Ancora più rilevante la ricaduta sulle aziende, dove i processi innovativi piombano all’improvviso senza una cultura interna che faccia da parafulmine. «Le imprese si stanno ponendo le domande più comprensibili: come ridurre i costi grazie ai processi di A.I.. Le aziende più evolute vanno oltre perché non c’è solo la questione delle redazioni dei giornali o degli operai.

Intelligenza Artificiale e lavoro: il caso Levi’s

L’esempio di Levi’s aiuta a stimolare spunti: è stato da poco firmato l’accordo con la start-up Lalaland, affidandosi agli algoritmi per migliorare l’esperienza d’acquisto online dei consumatori attraverso la creazione di indossatori virtuali generati dall’intelligenza artificiale, che vengono usati anche in pubblicità. Il vantaggio è che sono modelli personalizzabili da ogni punto di vista: etnia, genere, taglia, insomma ogni variante possibile. Da un punto di vista produttivo, per una società vuol dire saper rivedere tutto il processo comunicativo e promozionale, perché non c’è: solo la riduzione dei costi – non hai più modelli, non hai più fotografi e shooting, non hai più set, non hai più location – ma c’è proprio un approccio diverso al prodotto dall’inizio alla fine.

Le start-up hanno un grande vantaggio, che è l’essere snelle nelle decisioni e nelle riconversioni». È la velocità che torna a farsi sentire nel mondo delle imprese, così come la velocità è il fattore che marca, al momento, i continui aggiornamenti di Chat-Gpt. Chissà se andremo avanti a colpi di ritocchi. «Probabile che nei primi tempi sarà così, aggiornamento dopo aggiornamento, finché Open AI non si assesterà; del resto anche con Windows era andata allo stesso modo e non dobbiamo dimenticare che l’impatto di questi strumenti è tanto più incisivo quanto più vengono diffusi e utilizzati. Gpt è al momento la soluzione di intelligenza generativa più performante sul piano testuale ed è innegabile che sia una delle più grandi rivoluzioni. C’è molta curiosità e poca conoscenza, ed è in corso anche un massiccio utilizzo in ambito professionale, ma non dichiarato. Aspettiamoci conseguenze sul profilo giuridico di tutto ciò che abbiamo appena iniziato ad approcciare».

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