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Gusto

Ineguagliabile Sassicaia

Noto come il miglior vino d’italia, questo vanto tricolore ha finalmente conquistato il primo posto della prestigiosa Top 100 di “Wine Spectator”. E non smette di stupire

L’ascesa del Sassicaia è fondamentale per capire la storia moderna del vino italiano e la sua rivalutazione agli occhi della critica internazionale. E la conquista del primo posto della prestigiosa Top 100 di Wine Spectator ha sancito definitivamente il suo ingresso nel novero dei grandi vini dopo l’alloro del miglior vino per il Best Italian Wine Award di Luca Gardini e i 100/100 attribuitigli dal severo Daniele Cernilli, il più esperto critico italiano del vino. Senza contare che già a luglio il Sassicaia era stato inserito nella Top 50 most searched for wines in 2018 del Liv-Ex, unico italiano in una classifica praticamente tutta francese. La coincidenza di fortunati fattori familiari, enologici e giornalistici ne hanno fatto un’icona di stile, grazia e longevità.

Questo nettare con l’attuale formulazione ed etichetta nasce con l’annata ‘68 (in commercio nel ‘71), ma in realtà il vino “della Sassicaia” (inteso come nome del primo vigneto originario) veniva prodotto da Mario Incisa della Rocchetta sin dal ‘48, una base su cui gli Antinori fanno applicare il genio del loro giovane enologo Tachis, prestato per qualche tempo ai nobili cugini. Gli Incisa vengono dal Piemonte e conoscono bene i vini francesi, e il Cabernet Sauvignon, il re dei vitigni bordolesi, è conosciuto e apprezzato da sempre in casa di Mario. È per questo che il Sassicaia nasce come vino diverso da tutto ciò̀ che si era visto ed assaggiato prima in Italia, prodotto a partire da Cabernet in una zona (Bolgheri) dove si era sempre coltivato Sangiovese, del tutto defilata rispetto ai grandi territori storici di Montalcino, Chianti Classico e Montepulciano. Tachis e gli Antinori guidano il passaggio a grande vino introducendo le barrique francesi. In seguito, ne curano la distribuzione per i primi anni facendolo conoscere ai grandi giornalisti dell’epoca, Veronelli in primis. Mario Incisa della Rocchetta dimostra visionarietà̀, coraggio e genio nel credere e rischiare in un progetto che aveva del folle all’epoca. Il genio di Incisa sta nel fidarsi e pretendere eccellenza assoluta e Tachis, in questo, viene aiutato dal fatto che è il primo e allora unico enologo italiano ammesso a discutere di vino a Bordeaux e ad apprendere da Emile Peynaud, nume tutelare del vino francese all’epoca. Tachis conosce Bordeaux accanto a chi la stava reinventando enologicamente e questo influenza non poco il suo prestigio e la capacità di tener testa ai due marchesi e a gestire tutto il progetto senza cedere a facili entusiasmi.

Fondamentale per un vino come questo, un continuo riassaggio delle vecchie annate, assaggio che ogni volta appassiona. Di recente abbiamo riassaggiato il mito 1985, apparso leggermente in affanno, mentre ha riconfermato le aspettative un sublime 1988 e, andando più̀ indietro, vi consigliamo di puntare le vostre attenzioni sul 1977 e 1978 e, tra le più recenti, la 1998, la 2001 e il filotto 2011, 2012 e 2013. Ma, in attesa dell’annata 2016, appena celebrata con uno storico punteggio di 100/100 dall’americana Wine Advocate, ora è tempo di godersi questa 2015, vino che si rivela quasi da subito nel bicchiere con note profonde di frutta di bosco, refoli balsamici e macchia tra alloro, lentisco, mirto ed elicriso. Nonostante la forza e la ricchezza del tannino, ondate di piacere fruttato e balsamico si susseguono alla beva: mirtillo, more di rovo, prugne, ciliegie, bergamotto, sandalo e anice si fondono con freschezza e acidità, lasciando un piacere profondo e lunghissimo nel palato.