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Gusto

Gin alla riscossa

Da ingrediente base per cocktail da battaglia a traino del mercato degli spirit. Merito soprattutto dell’esplosione di nuove etichette premium. Solo una moda o un trend destinato a durare?

architecture-alternativo Credits: @iStockPhoto

Non serve quasi più andare a cena da un preparatissimo gin lover, basta frequentare il bar di provincia sotto casa: anche lì troveremo un’offerta “premium” di Gin&Tonic e potremo spaziare tra bottiglie prestigiose e botaniche originali. Non ce lo saremmo mai aspettato fino a qualche anno fa, quando ancora il distillato tanto caro a Churchill e agli inglesi era un ingrediente semplice di un cocktail altrettanto facile, da battaglia. Appunto, il Gin&Tonic.

Oggi il mercato del gin è esploso, sia per il consumo casalingo che per il fuori casa, e in parallelo si è gonfiata la quota premium, con prodotti figli di sapienti strategie di marketing che hanno costruito pezzo per pezzo la forza dei rispettivi brand. Pensiamo a Gin Mare, pensiamo a Malfy e tanti altri campioni del mercato. È di questo autunno la notizia di un sorpasso storico: secondo dati TradeLab sui consumi fuori casa 2022, il gin risulta secondo solo agli aperitivi alcolici e sorpassa gli amari, un caposaldo delle abitudini di consumo italiane. Il Gin&Tonic raggiunge la vetta della classifica come drink da dopo cena ed è secondo solo allo Spritz nella fascia aperitivo.

Gin: protagonista della convivialità post Covid

Il gin e il suo figlio prediletto, insomma, sono protagonisti della ritrovata voglia di convivialità post Covid, nelle cene casalinghe come nelle serate fuori. Se il mercato complessivo degli spirit (gin, tequila e rum) è cresciuto, è stato ed è proprio il gin a trainare i consumi: secondo i dati dell’Osservatorio Tracking Grossisti di Circana – che monitora i volumi di vendita dei distributori verso il mondo bar – nel 2022 le vendite di gin hanno registrato un +163% nei bar serali e un +102% nei bar diurni rispetto al 2019. Seguono tequila, con crescita altrettanto rilevante, e rum, più tranquillo ma comunque meglio di grappa e brandy.

Spiega Jacopo Saporito, un decennio alle spalle tra locali e ristoranti e oggi anima della pagina Instagram Gin.Tonic.Italy: «Se il fenomeno gin inizia lentamente nei primi anni 2000, la moda ha iniziato a prendere piede in modo concreto nel 2015, quando i più noti premium brand hanno fatto da apripista a quello che poi sarebbe diventato un boom del distillato». Attenzione a quello che c’è scritto in etichetta: se acquistiamo un London Dry Gin stiamo per consumare un distillato al ginepro (la pianta a bacche bluastre che gli conferisce il nome) prodotto secondo disciplinare, in alambicchi tradizionali e senza possibilità di aggiungere altre botaniche aromatiche dopo la distillazione. A generare, e poi aprire, il moderno mercato del gin è stato il Distilled Gin, sostanzialmente un London Dry Gin a cui si possono aggiungere altre aromatizzazioni.

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Etichette in aumento, crescono le micro-distillerie

Alla fortuna in fase di consumo si lega la crescita monstre dei marchi, anche quelli prodotti in Italia. Qualcuno conta 800 etichette, altri già valutano 1000 referenze. Non produttori, ma etichette: negli ultimi anni è nato anche il mondo delle micro-distillerie, in grado di produrre conto terzi su ricetta personalizzata anche piccoli lotti intorno alle 150 bottiglie.
Continua Saporito: «Il mercato vede ogni giorno la nascita di nuovi progetti e idee da inserire in bottiglia, dai gin fruttati a quelli più classici passando per quelli salati, ormai ce n’è per tutti i gusti, complice anche il gran lavoro di marketing e sulle bottiglie, con forme, colori ed etichette accattivanti. Quanto dureranno ancora il gin e il Gin&Tonic? Penso che per questo distillato vedremo presto una fase di stabilizzazione, come fu per la vodka qualche anno fa».

Di certo gli esperti mixologist sanno andare oltre il Gin&Tonic, proponendo ricette elaborate. Altrettanto certo è che siamo un Paese che ha ancora ampi margini di sviluppo dal punto di vista del palato per quanto riguarda i cocktail, e la fortuna di un drink semplice come questo può fare da apripista verso un mercato più evoluto e consapevole di quel che beve.

I SEGRETI PER UN GIN TONIC PERFETTO Il Gin&Tonic a casa è diventato un appuntamento fisso per tanti. È un drink che deve la sua fortuna alla sua semplicità, ma proprio per questo va miscelato ad arte. Ecco come: > Per prepararlo al meglio usate il classico bicchiere alto, cilindrico e senza stelo oppure un Baloon (bicchiere a stelo con coppa ampia). > Siate generosi con il ghiaccio (è molto importante, meglio se in blocchi di grandi dimensioni perché si sciolgono più lentamente evitando di annacquare il cocktail). > Mettete 5 cl di gin e 15 cl di acqua tonica (privilegiatene una neutra e non aromatizzata, versate delicatamente e non mescolate, per non rovinare le bollicine). > Infine, la guarnizione. Meno è meglio, non esagerate, una semplice scorza di limone può bastare © IStockPhoto