Lavoro, senza competenze digitali rischi di “rimanere a piedi”

Chi ancora nutriva qualche dubbio, ora non avrà più appigli a cui aggrapparsi per non scendere a patti con la realtà: il futuro del lavoro è tutto nel digitale. Se si vuole avere la sicurezza (quasi) di trovare un’occupazione bisogna rinunciare a seguire percorsi di studi umanistici e buttarsi su lauree come informatica, ingegneria, matematica. La conferma arriva dal rapporto 2019 dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, secondo cui lo scorso gli annunci di lavoro per le professioni ICT sono cresciuti del 27% rispetto al 2017, superando quota 106mila. Fra l’altro, non tutti gli annunci sono andati a buon fine: circa 5mila posizioni sono rimaste scoperte. Perché? Perché mancano laureati. Ancora oggi, dunque, c’è un grande gap fra domanda e offerta di lavoro. Specie per alcune figure. Innanzitutto, i developers: il 46% delle posizioni vacanti, infatti, riguarda proprio gli sviluppatori software, tanto che in alcune piattaforme web, ben il 30% delle posizioni relative ai programmatori rimangono aperte per oltre due mesi. Difficile reperire anche i digital consultant (più di 12mila vacancy) e i digital media specialist. In futuro, invece, serviranno sempre più esperti in artificial intelligence, big data, blockchain, cloud computing, Iot, mobile e robotic.

Essere esperti di digitale non basta

Il quadro è confermato anche da un’indagine di Linkedln, da cui emerge che oggi 7 lavori su 10 sono legati allo sviluppo di software e alla gestione dei dati informatici in ambito business. Fra i lavori emergenti in Italia, secondo la rete professionale online più grande del mondo, ci sono il data protecnion officer, il saleforse consultant e il big data developer: competenze che, al momento, possiedono in pochi.

Ma essere ferrati sul digitale non basta. Oggi le aziende richiedono anche le soft skill, ossia abilità come flessibilità nel ragionamento, capacità di risolvere velocemente i problemi, fluidità ed efficacia nella comunicazione.