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Basta un euro per dire addio al cartellino da timbrare ogni giorno e diventare il capo di se stessi. Un euro di capitale, meno di 35 anni e nessun notaio da pagare: srl semplificata, ecco la formula del governo Monti per dare una mano a chi ha voglia di fare impresa. Perché il posto fisso non è più quello di una volta. Più difficile da trovare e da mantenere. Ma chi lo vuole? Ne fanno a meno, per esempio, i quasi 400 mila imprenditori che l’anno scorso hanno aperto una attività in proprio.
Pazzi? A sentire loro si direbbe di no: lavorano molto ma sono felici. Ricchi? Lo diventeranno. Ma non è quello che importa: la soddisfazione maggiore è fare il lavoro che si è sempre sognato. E non avere più un capo. Da dove si comincia allora? Primo: consegnare all’ufficio del personale la lettera di dimissioni. Sembra una follia ma non lo è, a patto di avere una rete di protezione. Insomma, prima di tutto bisogna gettare le basi della nuova vita professionale. Come si fa? A 30 anni è più facile che a 50, quindi meglio muoversi subito. Prendendo contatti e informazioni: il punto di partenza possono essere gli sportelli per aspiranti imprenditori, si trovano in quasi tutte le città. Le Camere di commercio più grandi sono in grado di aiutare a capire se l’idea di business funziona, dove svilupparla e come. E soprattutto come trovare i capitali. Perché se è vero che la Srl oggi si fa con un euro, poi bisogna riempire la scatola vuota. A quali porte bussare? Una volta si sarebbe andati diritti in banca, adesso invece è difficile ottenere un finanziamento nel senso classico, ma ci si può provare. Più facile invece che la banca vi aiuti a incontrare gli investitori giusti. È quello che fa Intesa Sanpaolo con Startup Initative, la piattaforma dove nuove aziende e investor si incontrano: da quando è partita, nel 2009, sono state selezionate e prese in esame più di mille nuove idee di business, 231 hanno passato la selezione e i loro giovani ideatori hanno fatto training per andare a incontrare potenziali investitori.
E se l’idea è buona, la prima a investire potrebbe essere proprio la banca: lo fa attraverso i suoi fondi di venture capital. Sono questi infatti che trasformano un’idea in azienda. Poi ci sono i business angel, di solito ex imprenditori o manager interessati a entrare nelle start-up con quote di minoranza, mettendo a disposizione non solo liquidità ma anche know-how e una vasta rete di conoscenze. Insomma, trovare i fondi per partire, a conti fatti, non è la cosa più difficile. Quello che manca, in molti giovani, è il coraggio: otto su dieci preferiscono il posto fisso, anche se la busta paga è misera (Leggi di più). Gli altri invece si buttano: magari guadagnano ancor meno. Ma hanno tutta l’aria di essere molto più felici.

Mettersi in proprio, con Internet è più facile

E PER CHI RESTA IN UFFICIO ATTENZIONE ALLO STRESS
Vita dura anche per chi resta al suo posto e non si annoia affatto. Si chiama stress da lavoro, colpisce 9 milioni di italiani, e per i giovani più ambiziosi si trasforma in vera e propria ansia da successo. Quella che nasce quando si ha l’impressione di restare indietro rispetto ai colleghi. Che fare? Ecco tre consigli pratici. Primo: i soldi sono importanti, ma non tanto quanto fare un lavoro che piace davvero. «Prestigio e busta paga devono pesare meno nella valutazione della propria carriera», dice Stefano Verza, psicologo del lavoro e dell’organizzazione. Secondo: sperimentare lavori difficili. Se c’è un nuovo progetto, chiedete di gestirlo anche (e soprattutto) se è sfidante e non lo avete mai fatto prima. Terzo: dedicate un’ora al giorno per scoprire cosa vi appassiona davvero, «ma senza inseguire il grande sogno», dice lo psicologo, «meglio un portafogli di piccoli desideri e interessi. Si parte da questi per capire chi siamo e cosa vogliamo davvero».