Fase 2: liberi professionisti e servizi ripartono da un -75% di fatturato

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Sarà una festa dei lavoratori davvero diversa dal solito quella che gli italiani si accingono a celebrare questo venerdì 1 maggio. Molti di loro sono pronti a ripartire con la cosiddetta Fase 2, ma il prezzo già pagato è innegabilmente alto. È il caso di liberi professionisti e imprese dei servizi, che riapriranno nel 70% dei casi. Secondo una ricerca condotta dal portale ProntoPro, a marzo e aprile circa il 62% della categoria ha registrato un calo di fattturato del 75%. Percentuale che scende al 14,5% se si prende in considerazione una riduzione del fatturato fra il 50% e il 75%. Stimano un calo tra il 50% e il 25% il 13% dei professionisti interrogati. Infine, solo il 4% di loro definisce stabile o in aumento il proprio guadagno per gli ultimi due mesi.
A rispondere alla survey sono stati più di 1.500 professionisti: un campione molto eterogeneo di lavoratori impiegati in più di 500 categorie di servizi, da idraulici ad avvocati, passando per psicologi, imbianchini, elettricisti e personal trainer.

Supporto del governo: insufficiente a fronteggiare la crisi

Interrogati sull’operato del governo a sostegno di lavoratori autonomi e pmi, 3 intervistati su 4 ritengono inutili o poco utili gli ammortizzatori sociali offerti fino a ora dallo Stato. In molti hanno comunque deciso di approfittare delle agevolazioni, anche se valutate non sufficienti per sopperire alle problematiche generate dall’emergenza. 

Stilando una classifica delle agevolazioni più richieste troviamo al primo posto l’indennità da mancato lavoro, il 70% dei professionisti ha presentato questa domanda a Inps o casse previdenziali. In molti hanno usufruito della possibilità di posticipare il pagamento di tasse, bollette e premi assicurativi. Sul terzo gradino del podio degli ammortizzatori sociali più sfruttati troviamo la richiesta di finanziamenti bancari al Fondo di Garanzia pmi, seguita dalla sospensione delle rate di mutui d’impresa. Sul fondo della classifica la richiesta per il “Bonus Sanificazione”. Una delle principali polemiche delle ultime settimane riguarda il fatto che in molti non abbiano ancora ricevuto i 600 euro di indennizzo previsti per i lavoratori autonomi: secondo l’indagine di ProntoPro, fra i professionisti che ne hanno fatto richiesta il 60% ha già ricevuto il denaro promesso, a fronte di un 40% ancora in attesa.

Fase 2: decreto poco chiaro...

Il 62% degli intervistati dichiara di non aver compreso appieno le disposizioni dell’ultimo decreto governativo che regola la Fase 2 dell’emergenza. Se per studi professionali e artigianato ci pensano ordini professionali e associazioni di categoria a colmare le lacune informative (il 30% dichiara di aver ricevuto attraverso questi enti ulteriore materiale informativo), i fornitori di servizi legati al mondo delle lezioni private, al giardinaggio, ai servizi per animali, ma anche alla riparazione di computer e fornitura di servizi per il web sono abbandonati ad una gestione autonoma di dubbi e perplessità. 

Molti però si preparano a ripartenza. Il sondaggio evidenzia che il 43% degli intervistati potrà riprendere la propria attività a partire dal 4 maggio, a fronte di un 26% di professionisti che non hanno mai smesso di lavorare perchè fornitori di servizi essenziali. Il 5% tornerà operativo dal 18 maggio, mentre prevede di riprendere la propria attività in data 1 giugno l’8% degli intervistati. 

Importante la percentuale di lavoratori (18%) che non sanno ancora se e quando potranno ripartire: le categorie più toccate da questa problematica sono quelle legate al mondo degli eventi e delle feste, dai wedding planner ai videomaker, passando per fotografi, Dj e gruppi musicali, ma anche i fornitori di corsi e lezioni, dal supporto per le ripetizioni scolastiche ai corsi di inglese, ma anche di cucina o musica, evidenziando come gli italiani, e i professionisti stessi, non siano ancora pronti a convertire questa offerta in un supporto da remoto. 

Fase 2: l’approccio delle imprese

Analizzando l’approccio alla Fase 2 delle imprese composte da più di un dipendente, 1 azienda su 4 sceglie di procedere con lo smart working, il 47% delle imprese non introdurrà cambiamenti, si tratta presumibilmente di quelle aziende che non hanno mai interrotto la propria attività perché fornitrici di servizi essenziali, la restante percentuale sceglie la cassa integrazione (20%) o le ferie obbligate (6%) per i propri dipendenti.

 La classifica delle misure che verranno messe in atto per tutelare la salute del proprio organico sembra evidenziare la corretta ricezione da parte delle imprese del regolamento stilato dal governo. Al primo posto troviamo la fornitura da parte del datore di lavoro di mascherine e guanti per i propri dipendenti, seguita a ruota dall'igienizzazione degli ambienti lavorativi e dall’installazione di dispensatori di soluzioni disinfettanti per l’igiene delle mani. Viene ritenuta importante anche la condivisione di un'informativa su come prevenire il contagio, mentre sembrano passare in secondo piano o ritenute meno urgenti l’applicazione di linee distanziali per il rispetto della distanza tra persone e l’adozione di misure organizzative per scaglionare l’afflusso dei dipendenti. 

Mercato dei servizi: richieste in calo del 35%

Siamo a quasi 10 settimane di restrizioni, ognuna delle quali ha avuto un impatto ben preciso sul mondo dei servizi professionali, portando ad un attuale calo della domanda del 35%. Un dato comunque incoraggiante se paragonato alle settimane di lockdown più severo, che hanno fatto registrare cali a livello nazionale fino al - 65%.