Corruzione, Italia stabile. Peggiorano Cina e Francia

Mentre monta lo scandalo della mafia romana, il Transparency index racconta il fenomeno nel mondo. Belpaese stabile all'ultimo posto in Europa

Chissà come lo scandalo della mafia romana avrebbe cambiato questi dati se solo fosse scoppiato un po’ prima. In ogni caso, pur stabile, la situazione della corruzione in Italia resta grave affliggendo l’economia, danneggiando i servizi e aumentando la povertà.

A dirlo è l’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) 2014 presentato da Transparency International a Roma. Ancora 69° posto nel mondo per l’Italia: nessun cambiamento, e non è una buona notizia. con 43 punti su 100, il nostro Paese è affiancato da Romania, Grecia e Bulgaria che stanno facendo progressi.

CHI VA PEGGIO E CHI VA MEGLIO. Peggiorano invece Cina (36) e Turchia (75) insieme con la sorpresa Francia (69). Sempre in testa il “solito” gruppetto con Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandiacon l’Europa che rimane il continente meno corrotto del mondo.

«Il Cpi 2014 evidenzia come il nostro Paese non sia ancora riuscito a intraprendere la strada giusta per il suo riscatto etico. Non possiamo restare fermi a guardare ancora per molto, mentre invece altri Paesi fanno progressi: come cittadini possiamo e dobbiamo essere parte attiva nella lotta contro la corruzione», così dichiara Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia.

PALLA AI CITTADINI. «Il lavoro iniziato quest’anno dall’ANAC siamo sicuri che darà i suoi frutti» aggiunge Carnevali, «ma c’è bisogno anche del supporto dei cittadini. Solo grazie al loro coinvolgimento sarà possibile portare alla luce gli illeciti che altrimenti continueranno a rimanere insabbiati. Per questo motivo abbiamo dato vita al servizio Allerta Anticorruzione – Alac, per tutti coloro che vogliono segnalare un caso di corruzione ma sono spaventati o sfiduciati dalle istituzioni. Noi possiamo aiutarli facendo in modo che il caso venga allo scoperto, superando così il muro di impunità che ancora oggi protegge i corrotti».

Secondo i dati del Barometro Globale della Corruzione 2013, solo il 56% degli italiani è disposta a segnalare un episodio di corruzione, rispetto alla media globale del 69%. I motivi che spingono a rimanere in silenzio sono soprattutto la paura, la sfiducia e la triste convinzione che nulla può cambiare.

«La corruzione è alimentata dall’eccessiva e inutile burocrazia», aggiunge il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. «Occorrono azioni volte a semplificare il rapporto tra Pubblica Amministrazione e impresa, consentendo il contatto immediato attraverso il pieno utilizzo delle potenzialità offerte dai sistemi digitali. E’ inoltre indispensabile aumentare il grado di consapevolezza del fenomeno e fornire agli imprenditori degli strumenti semplici per prevenirlo. Per questo motivo abbiamo voluto sviluppare, assieme a Transparency International Italia, un manuale anticorruzione per micro e piccole imprese: far crescere la cultura e la buona informazione sulla legalità è un nostro obiettivo irrinunciabile».

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