Perché è scoppiata la bolla nel mercato degli orologi

Come il mercato delle lancette si è trasformato in una speculazione e perché oggi sta tornando alla normalità

Perché è scoppiata la bolla nel mercato degli orologiRolex Deepsea Challenge, cassa in titanio RLX con sistema Ringlock brevettato, impermeabile fino a 11.000 metri. Costa 26.200 euro

Fino a pochi mesi fa, acquistare un orologio importante sembrava essere il miglior investimento possibile. In termini economici era fin troppo appagante pensare che quel piccolo oggetto comprato per 10 o 20 mila euro, una volta uscito dal negozio, potesse per magia aumentare il suo valore fino a raddoppiarlo o persino triplicarlo.

Oggi questa situazione si è ridimensionata: le vendite vanno bene, non hanno subìto flessioni, ma la smania del secondo polso è quantomeno mitigata da quotazioni che stanno rientrando nella normalità degli anni passati. Vediamo di capire, almeno in parte, le ragioni di quanto è successo.

Alle origini della bolla nel mercato degli orologi

Il mercato degli orologi contemporanei negli ultimi tre o quattro anni era divenuto un “centro” per spendere i soldi nell’ottica di una speculazione spesso a breve o brevissimo termine, scegliendo quasi sempre modelli commerciali, in regolare produzione da anni e in quantitativi davvero elevati. Certo, c’era poca reperibilità del prodotto, ma in termini collezionistici mancava la rarità e l’iconicità: due caratteristiche, specie la prima, che neanche tra qualche anno potrebbero trasformare i pezzi più comuni in modelli da collezione. Il risultato è che si è creata una grandissima bolla, che ha attirato una fetta importante di persone, tutte guidate dalla stessa domanda: bello questo orologio, quanto varrà il prossimo anno? Tanti operatori di vario titolo e competenza nel settore del secondo polso hanno garantito ai loro clienti degli aumenti che non avevano nessun fondamento, questo perché si può garantire sulla qualità e sull’originalità di un segnatempo, non certo sulla sua rivalutazione futura.

Audemars Piguet Royal Oak referenza 15510BC, modello 2023, cassa 41 mm in oro bianco con movimento calibro 4302. Costa 10.700 euro

Dal mercato B2B al B2C

Come siamo arrivati alle quotazioni che solamente lo scorso anno erano stratosferiche e oggi si sono ben più che dimezzate? Lo chiediamo a Maurizio De Angelis, che guida una realtà importante per l’orologeria d’epoca, con sede in via del Gesù a Milano: «Bisogna partire da una considerazione: fino a qualche tempo addietro, il mercato è stato essenzialmente B2B (quindi con transazioni commerciali esclusivamente tra imprese, ndr) e gli aumenti erano proporzionali alla crescita degli scambi, le quotazioni in continua ascesa. Con la diffusione di internet, le voci sui social, l’avvisaglia che il prodotto era in consegna e non così esclusivo, gli scambi si sono spostati sul B2C e qualcuno ha immesso questi pezzi sul mercato reale nel tentativo di fare cassa, salvo accorgersi presto che nessuno era propenso a spendere le cifre astronomiche che le quotazioni dettavano. A quel punto si è scoperto che il mercato “reale” è ben altra cosa».

Orologio come strumento finanziario

Di conseguenza, anche se non è proprio uno strumento finanziario, l’orologio in questi ultimi anni si è comportato come tale. Inevitabile, quindi, che abbia subito delle necessarie e inevitabili correzioni di prezzo. Certo, i grandi commercianti che hanno acquistato con il loro capitale sono i primi a volere e poter sostenere il mercato: se è in discesa tengono i pezzi importanti da una parte e non hanno alcuna intenzione a svendere. C’è però chi, specie alcune grandi realtà americane o asiatiche, ha acquistato dei pezzi importanti utilizzando fondi d’investimento e in questo caso la volontà di realizzare si potrebbe trasformare in necessità impellente, con tutte le negatività del caso.

Da Patek Philippe il nuovo Nautilus Ref. 5811/1G-001, che si contraddistingue per la sua cassa e il bracciale in oro bianco. Costa 70.350 euro

La differenza tra investimento e speculazioni

A Paolo Cattin, collezionista, antiquario e autore del libro Orologi di Lusso – Il valore di mercato oltre il prezzo listino, chiediamo la differenza tra investimento e speculazione: «Sono due facce della stessa medaglia. Abbiamo la percezione che chi specula sia il cattivo, mentre che investe è un buono. Non è così. Chi compra investe. Chi specula entra nel mercato perché vede che ci sono delle opportunità. Quello che noi abbiamo visto succedere in questi ultimi anni è che sono entrati nel mercato tantissimi soldi disinvestiti da altri “mondi” e investiti sulle lancette.

Secondo me, lo scenario mostra una certa flessione di mercato e ci sta». In tanti parlano di una “bolla” legata all’orologeria contemporanea. «Non credo sia una bolla che poi esplode e non rimane nulla. L’interesse è troppo alto. Inoltre, il coinvolgimento nell’orologeria è molto ampio in questo momento e anche di tipo culturale: le persone che hanno investito nelle lancette hanno iniziato anche a “studiare”, scoprendo che più ampliavano il loro orizzonte culturale più apprezzavano questo mondo ticchettante. Va da sé che poi sostengano la loro passione».


Questo articolo è tratto da Business People di aprile 2023, scarica il numero o abbonati qui

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