Dalla pista alla strada: ecco come le corse rendono le nostre auto migliori

Le vetture di serie devono molto, anzi moltissimo, al mondo delle corse, dal quale sempre più spesso mutuano importanti innovazioni tecnologiche

Dalla pista alla strada: ecco come le corse rendono le nostre auto migliori

Se non ci fossero state le corse, in primis quelle di Formula 1, oggi guideremmo auto lontane anni luce dai moderni concetti di sicurezza e performance. Prendete i freni a disco: erano applicati nel mondo dell’aviazione, ma sulle vetture di serie continuarono a imperversare quelli a tamburo fino a quando, a cavallo tra il 1957 e il 1958, iniziarono a essere protagonisti nella massima espressione degli sport motoristici. Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti. E nella contemporaneità? L’osmosi tra piste e strade è ancora vivacissima. Ecco gli esempi più eclatanti.

Affidabilità senza pari

Le auto da corsa sono sinonimo di affidabilità. Non si rompono più come quando negli autodromi di tutto il mondo era la norma vedere una vettura emettere all’improvviso una sinistra fumata bianca o nera che portava al ritiro. Naturalmente il banco di prova dei nuovi super-propulsori sono le gare di durata come la 24 ore di Le Mans e, a questo proposito, Bmw lo scorso 16 novembre ha presentato a Milano la M Hybrid V8, la hypercar che correrà quest’anno proprio a Le Mans. Dove prenderà il via anche Valentino Rossi al volante di una M4 Gt3. Chiunque (si fa per dire) può emulare il “Dottore” mettendosi al volante di una Bmw M4 stradale nell’allestimento Competition, al prezzo tutto sommato non irrealistico di 107 mila euro. Il suo sei cilindri tre litri, se fosse per lui, potrebbe continuare a farvi viaggiare fino a quando la vettura diventerà d’epoca, l’affidabilità delle Bmw è leggendaria.

Chi desidera emulare Valentino Rossi a Le Mans può mettersi al volante di una Bmw M4 stradale nell’allestimento Competition

E se avete qualche dubbio sulla vostra capacità di gestire i 510 cavalli e la trazione posteriore della tedescona, c’è sempre l’opzione di iscriversi a un corso capace di coniugare guida veloce e guida sicura. Come quello dell’ex pilota di Formula 1 Siegfried Stohr, che si tiene, ovviamente, sulla pista di Misano Adriatico, in provincia di Rimini: dal 1985 ha formato sulle Bmw intere legioni di automobilisti capaci al tempo stesso di scatenarsi in pista o di guidare in piena sicurezza rispettando il codice su strada.

Lezioni di aerodinamica

Il Drs, Drag Reduction System, è una tra le più importanti innovazioni della storia della Formula 1. È un flap mobile montato sull’ala posteriore delle monoposto. Si attiva con un pulsante sul volante e si disattiva automaticamente in frenata. Quando è aperto, la variazione di inclinazione consente di ridurre la deportanza, facendo guadagnare 5-7 km sulla velocità di punta. Quando è chiuso dà maggiore aderenza nelle curve, soprattutto quelle medio-lente. Il Drs ha reso più spettacolari le corse con più sorpassi e più divertimento. Sono molteplici le vetture stradali che hanno adottato il flap mobile. Alcuni sono particolarmente vistosi, addirittura esagerati. Per esempio, quelli di Mercedes Amg Gt Black Series o di Porsche Gt3 Rs, ali che sembrano prese direttamente dal Campionato mondiale Gt3.

La Mercedes Amg Gt Black Series e il suo vistoso Drs

Il futuro del carburante

Audi ha annunciato che nel 2026 entrerà nell’agone della Formula 1 collaborando con la Sauber. La casa tedesca fornirà alla scuderia le power unit, cioè i motori, ma l’aspetto più interessante della vicenda consiste nel fatto che la Casa dei quattro anelli sta sperimentando un carburante sintetico che viene definito “sostenibile” e una serie di diavolerie tecnologiche tese a ridurre i consumi perché la quantità di carburante con cui arrivare al traguardo di un Gran Premio verrà ridotta drasticamente rispetto ai livelli attuali. Resta invece ancora un sogno mettersi al volante del prototipo elettrico Rs Q e-tron che dopo una sfida lunga 7.883 chilometri ha vinto l’edizione 2024 del Rally Dakar che si è svolta in Arabia Saudita tra il 5 e il 29 gennaio. Un test straordinario per traferire sulle ammiraglie, le sportive e le Suv Audi di serie tecnologia e affidabilità.

Il prototipo elettrico Rs Q e-tron di Audi ha vinto l’edizione 2024 del Rally Dakar che si è svolta in Arabia Saudita a gennaio

Elettriche del terzo tipo

La terza generazione delle monoposto di Formula E, Gen3, sta per adottare una stazione di ricarica da 600 kW, una potenza praticamente doppia rispetto a quella dei sistemi più performanti utilizzati per le vetture di serie. La francese Ds Automobiles, in particolare, grazie all’esperienza maturata in gara, ha sviluppato un pianale capace di ospitare batterie fino a 98 kilowatt di capacità che garantiscono all’elettro-bolide un’autonomia stimata di quasi 700 chilometri.

Ds Automobiles, il primo marchio premium impegnato nella Formula E, sfrutta appieno il successo del campionato di monoposto elettriche per accelerare lo sviluppo delle sue vetture stradali. La nuova Ds 7 E-Tense 4×4 360 utilizza già tecnologie derivate dalla Formula E. Inoltre, grazie alle Gen3, che utilizzano due motori, le esperienze di tutte le Case automobilistiche in gara nella Formula E consentiranno di utilizzare sulle Bev (Battery electric vehicle) di serie software sempre più intelligenti. In pratica, le batterie diventeranno più compatte ed efficienti; l’ottimizzazione della trazione integrale si otterrà facilmente con l’utilizzo di due motori, uno avanti e l’altro dietro; l’introduzione del motore anteriore, che lavora solo per recuperare energia, aumenterà l’autonomia. In questo modo, i tecnici sostengono che si può recuperare circa il 40% di tutta l’energia consumata in gara.

Ds Automobiles sfrutta appieno il successo della Formula E per accelerare lo sviluppo delle sue vetture stradali

Ibride in chiave Formula 1

Travasi tecnici sorprendenti arrivano anche dalla Formula 1. Dalla Alpine-Renault è stata riversata la tecnologia ibrida E-Tech su alcuni modelli Renault di serie. In concreto, si tratta di vetture che hanno tre motori: insieme a quello termico e all’elettrico c’è uno starter ad alta tensione, che prende il posto dell’alternatore per favorire un lavoro di squadra che consente di smorzare gli strappi tra i cambi di marcia, rendendo così l’andatura più lineare. Tra i modelli dotati di questo raffinato meccanismo spicca la rinnovata grintosa Captur E-Tech 160: la cifra indica il totale dei cavalli erogati dal tris di propulsori, ma in città si sfruttano quasi sempre solo i circa 50 offerti dal motore elettrico principale. Così i consumi sono ridotti all’osso e con un litro di benzina si percorrono in media circa 20 chilometri.

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Dagli incidenti s’impara

Proprio come avviene nell’aviazione civile, ogni incidente anomalo che si verifica negli sport motoristici attiva la ricerca tesa a evitarne di simili in futuro. È il caso, per esempio, dell’impatto subito dal pilota della Ferrari Felipe Massa il 25 luglio 2009 con una molla persa dalla Brawn Gp del collega e connazionale Rubens Barrichello. Il ferrarista perse conoscenza e andò a schiantarsi contro le barriere di protezione del tracciato di Budapest. Le conseguenze furono gravi, una commozione cerebrale e una frattura cranica, ed è subito partita la corsa al miglioramento delle prestazioni dei caschi che ha portato alla realizzazione di quelli in zylon, una delle fibre più resistenti in assoluto. E c’è chi prevede che gli Halo, le barre di sicurezza che proteggono gli abitacoli delle monoposto, troveranno in un prossimo futuro la strada dell’applicazione nella produzione di grande serie.

La parte superiore della carrozzeria della Volvo Polestar 1 è quasi totalmente realizzata con polimeri rinforzati in fibra di carbonio e saldata alla sottoscocca in acciaio

“S” come sicurezza

Dallara, l’azienda di Varano de’ Melegari, è famosa nel mondo per essere in grado di costruire telai e scocche in fibra di carbonio. Dopo aver lanciato la Dallara Stradale, oggi, fornisce alla Nascar Cup Series, il campionato più popolare negli Stati Uniti, un’auto da gara rivoluzionaria, la Next Gen, che può correre su tutti i percorsi stradali, ovali corti, speedway e super speedway, modificandone l’assetto di volta in volta. È noto che la fibra di carbonio, il titanio e il kevlar sono materiali che si stanno diffondendo anche sui modelli di serie. Un esempio, la Volvo Polestar 1. La parte superiore della sua carrozzeria è quasi totalmente realizzata con polimeri rinforzati in fibra di carbonio e saldata alla sottoscocca in acciaio. In questo modo è stata aumentata la rigidezza torsionale del 45%. Anche il peso è stato diminuito di quasi 500 chili. In sintesi, Polestar 1 è dieci volte più robusta dell’acciaio e cinque volte più leggera. Una manna per un’auto elettrica.


Ha collaborato Nicole Berti di Carimate

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