Professioni, cresce il gap fra domanda e offerta

Le aziende le vogliono, ma figure come analisti e progettisti software, insegnanti di lingue, specialisti di saldatura elettrica sono quasi introvabili

In Italia, il gap fra la domanda espressa dall’industria e l’offerta del mercato non accenna a diminuire. Ci sono profili, infatti, che al momento sono quasi introvabili. Quali? Innanzitutto gli analisti e progettisti software, gli insegnanti di lingue, gli specialisti di saldatura elettrica, gli agenti assicurativi: nel 60% dei casi, infatti, sono di difficile reperimento. Seguono gli elettrotecnici, gli animatori turistici e professioni assimilate, i tecnici programmatori. È quanto emerge dal Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere e Anpal, secondo cui lo scorso anno “il disallineamento ha riguardato il 26% degli oltre 4,5 milioni di contratti di lavoro che il sistema produttivo aveva intenzione di stipulare, 5 punti percentuali in più del 2017”. È un paradosso tutto italiano quello che riguarda il mondo del lavoro: nonostante le aziende abbiano bisogno di nuove figure, i livelli di occupazione sono tornati a scendere perché l’offerta non incontra la richiesta. Specialmente nel più produttivo ed efficiente nord, dove la fatica di trovare addetti è massima.

Più si sale verso il vertice delle professioni e più il gap fra domanda e offerta aumenta. Infatti, tra i dirigenti, nelle professioni intellettuali, scientifiche e con elevata specializzazione e nelle professioni tecniche la quota percentuale di difficile reperimento oscilla tra il 50 e il 37,5%: sopra la media. La categoria che sta annaspando di più? Quella dei giovani: in questo caso la difficoltà di reperimento media sale al 28% con punte del 62% per gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche, del 45% per i tecnici in campo informatico, ingegneristico e della produzione e del 43% per gli operai nelle attività metalmeccaniche ed elettromeccaniche.

© Riproduzione riservata