L’arte di dire no (senza rovinare l’atmosfera in ufficio)

Troppa collaborazione logora chi la fa: Rob Cross spiega come tutelare energia e produttività senza rovinare i rapporti tra colleghi e superiori

Essere disponibili, presenti, sempre pronti a dare una mano: per molti, è questo il profilo del collega ideale. Ma quando questa apertura si trasforma in un sovraccarico costante, è tempo di fermarsi e ripensare le nostre abitudini. Lo dice chiaramente Rob Cross, docente di Global Leadership al Babson College, nel suo intervento per la serie Ted The Way We Work: collaborare è vitale, ma se fatto senza limiti può compromettere produttività e benessere personale.

Secondo le sue ricerche, fino all’85% del tempo lavorativo viene oggi assorbito da attività collaborative come riunioni, email, messaggi e progetti condivisi. E questo dato è antecedente alla pandemia: oggi lavoriamo fino a 8 ore in più a settimana, con collaborazioni che invadono anche le prime ore del mattino e le serate.

Il paradosso della troppa collaborazione

La collaborazione è alla base dell’innovazione e del lavoro efficace. Ma Cross invita a considerare un paradosso pericoloso: spesso, il sovraccarico non deriva da richieste esterne, ma da convinzioni personali difficili da scardinare. Infatti, circa il 50% del problema nasce da ciò che crediamo su noi stessi e su cosa significhi essere un buon collega.

Tre in particolare sono i “trigger” che ci portano a dire “sì” anche quando dovremmo dire “no”. Innanzitutto, il desiderio di aiutare, legato al bisogno di sentirsi utili e apprezzati: più siamo disponibili, più veniamo coinvolti, finendo per diventare colli di bottiglia. C’è poi la costante ricerca di gratificazione, alimentata da piccole vittorie quotidiane che ci fanno sentire produttivi, ma ci allontanano dalle vere priorità. Infine, c’è la paura di perdere opportunità, di sembrare disimpegnati, o di perdere il controllo. Tutte emozioni che ci spingono a partecipare anche quando non dovremmo.

Tre strategie per ritrovare equilibrio e lucidità

Per spezzare questo circolo vizioso, Rob Cross propone tre strategie concrete per restare efficaci senza rinunciare alle relazioni professionali.

  1. Imparare a dire di no, con consapevolezza. Non significa sottrarsi agli impegni, ma spiegare le proprie priorità, coinvolgere gli altri nella definizione di urgenze, e – se possibile – offrire alternative. Ogni “sì” detto a cuor leggero è un “no” non detto a qualcosa che conta davvero.
  2. Delegare in modo intelligente. Non tutto deve passare da noi. Chi sa valorizzare l’autonomia del team, offrendo direzioni chiare e poi facendo un passo indietro, è spesso il collaboratore più apprezzato. E no, non serve poi rivendicare come avremmo fatto noi: meglio celebrare i successi degli altri.
  3. Essere strategici nelle scelte. I professionisti migliori pensano in orizzonti di 2-3 mesi, non solo a una settimana. Prima di accettare una nuova richiesta, è bene chiedersi: è in linea con i miei obiettivi? Quanta energia richiede? E soprattutto: sono la persona giusta per farlo?

Il coraggio di dire no

Il punto, sottolinea Cross, è che la collaborazione eccessiva all’inizio ci fa sentire bene. È solo dopo che mostra il conto, sotto forma di stress e inefficienza. Ecco perché è fondamentale ricordare che nessuno conosce meglio di noi il nostro carico e le nostre ambizioni.

Spesso abbiamo più margine di scelta di quanto pensiamo: serve solo il coraggio – e l’intelligenza emotiva – per esercitarlo. Dire “no” non rovina il clima in ufficio. Anzi, è il primo passo per costruire un ambiente di lavoro più sano, sostenibile e orientato a ciò che conta davvero.

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