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Lavoro

L’It è donn@

Spesso il mondo del lavoro fa distinzioni tra uomini e donne. Eppure la tecnologia, e il mobile working in particolare, potrebbe aiutare a ridurre le differenze di genere. Microsoft e Acer con il progetto Futuro@lfemminile spiegano in che modo

Solo il 46% delle donne italiane lavora, una percentuale che pone l’Italia nelle ultime posizioni della classifica sull’occupazione femminile in Europa, subito prima dell’Ungheria, della Polonia e della Turchia. Anzi – secondo l’Oecd Employment Outlook 2008 – il valore scende ulteriormente prendendo in considerazione la prima occupazione. All’esordio nel mondo del lavoro le donne conquistano più difficilmente dei colleghi maschi contratti a tempo indeterminato e hanno uno stipendio medio inferiore. Insomma nel nostro Paese la discriminazione tra generi è all’ordine del giorno perché mancano politiche di conciliazione, che permettano cioè di lavorare e fare carriera senza trascurare la famiglia. Scarseggiano i sussidi per il child care – asili nido e asili – e mancano incentivi di tipo fiscale a far lavorare entrambi i coniugi. Anche la tecnologia, uno strumento che grazie alla digitalizzazione e al mobile, potrebbe incentivare una migliore organizzazione del lavoro e di conseguenza permettere l’ottimizzazione del tempo tra ufficio e casa, rimane appannaggio quasi esclusivo degli uomini. Secondo la società di consulenza Gartner Inc. il 68% della popolazione mondiale è composto da donne e bambini, ma la tecnologia mobile è progettata da uomini e sviluppata per uomini di età compresa tra i 20 e i 64 anni. In particolare quando si sente parlare di informatica, l’associazione mentale tra computer e uomo è quasi inevitabile. Appare evidente entrando in facoltà universitarie come ingegneria informatica o delle telecomunicazioni o ancora informatica dove le donne si possono contare sulle dita di una mano. È per combattere questo tipo di pregiudizi e incentivare l’uso delle tecnologie come strumento di pari opportunità che è stato attivato futuro@lfemminile, un progetto di responsabilità sociale promosso da Microsoft Italia in collaborazione con Acer. Futuro@lfemminile si articola in quattro ambiti: Donne in azienda, Donne e lavoro, Donne e studio, Donne e vita quotidiana. Donne in azienda si propone di stimolare la discussione all’interno delle organizzazioni con lo scopo di introdurre politiche, benefit e prassi a favore dell’organico femminile. Spesso si sottovaluta il fatto che non sono necessari altro che telefono, fax e personal computer per poter svolgere il proprio lavoro. Molte mansioni non richiedono neppure interazioni strette con altri colleghi o con la dirigenza ma prevedono solo il rispetto dei tempi di consegna e l’ottenimento del risultato finale. Eppure la maggior parte delle aziende vincola i propri dipendenti a recarsi in ufficio ogni giorno in rigidi orari. «In Microsoft», spiega Pietro Scott Jovane, amministratore delegato di Microsoft Italia «per attrarre a mantenere talenti al femminile abbiamo introdotto orari flessibili e telelavoro strutturato, offerto smartphone e accesso alla banda larga a casa, creato un asilo interno all’azienda e servizi utili per le famiglie. E questo non per delle politiche di principio favorevoli alle donne per se stesse, ma perché così facendo possiamo cogliere le enormi opportunità che nascono dal modo femminile di interpretare l’azienda, il business e le tecnologie». Non può essere la panacea di tutti i mali, ma il mobile può aiutare a semplificare la vita lavorativa di molte donne. «Una donna soddisfatta e realizzata» afferma Federico Carozzi, country manager di Acer Italy «è sicuramente un valore aggiunto prezioso per qualsiasi azienda. E la tecnologia deve supportare questo miglioramento: facilitando l’approccio ai dispositivi e abbattendo le barriere tra tecnologia e persona». Tuttavia futuro@lfemminile non si ferma qui. Donne e lavoro analizza il modo in cui le donne sono presenti nel mondo del lavoro, che tipo di corsi di formazione intraprendono e quanto il fatto di appartenere al sesso femminile incida sulle loro scelte e possibilità di carriera. Donne e studio indaga le ragioni che stanno alla base del rifiuto di una formazione di tipo tecnico informatico, seppur molte di queste facoltà diano la certezza di un posto di lavoro, da parte delle giovani. Infine Donna e vita quotidiana è volto a far conoscere quali tecnologie possono aiutare a conciliare il ruolo sociale e privato. La carriera e la famiglia. Parallelamente futuro@lfemminile ha sviluppato tutta una serie di iniziative che spaziano dalla formazione didattica per supportare l’alfabetizzazione digitale, ai progetti per le studentesse, come It e scienza: le opinioni e i vissuti delle giovani donne, dalle campagne di sensibilizzazione contro un uso sconsiderato della tecnologia, tipico per esempio del cyberbullismo, a operazioni di carattere culturale, quali la mostra I Nobel negati alle donne di scienza e il libro Donne che cambiano in un mondo che cambia. Giunto al quarto anno di vita, il progetto continuerà anche nel corso del 2009 con una serie di iniziative supportate da partner tecnici come The Walt Disney Company, Chicco Artsana, Wella e Barilla, oltre a partner consolidati quali Anima, Cnca, Adecco, Aim, ed Enaip e sostenitori come Federmanager, Camere di Commercio, Confindustria, Aidda e il mondo accademico.

L’IT PUÒ ESSERE DONNA

Vi sono alcune facoltà universitarie in cui la presenza femminile è decisamente più contenuta di quella maschile. Tra queste si contano ingegneria dell’informazione, ingegneria industriale e ingegneria civile e ambientale, dove si contano rispettivamente il 17,4%, il 19,7% e il 28,4% di donne. Ma anche Scienze e tecnologie informatiche (16,7%) e Scienze e tecnologie fisiche (32%). La componente femminile, al contrario, è molto elevata in facoltà quali scienze biotecnologiche, farmacia e medicina, oltre che in ambiti umanistici.

PIÙ DONNE, PIÙ PIL

Goldman Sachs stima che se si riducesse il gap tra occupazione maschile e occupazione femminile, ovvero se la percentuale tra uomini e donne occupate coincidesse, il Pil crescerebbe del 9% negli Stati Uniti (dove si registrano le più contenute discriminazioni tra uomini e donne nel mondo del lavoro), del 13% nell’Eurozona e del 16% in Giappone. In Italia solo il 46% della popolazione femminile lavora. In termini di tasso di occupazione il differenziale rispetto agli uomini è di circa 20 punti percentuali.