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Il climate change presenta il conto all’Italia: 210 miliardi in 40 anni

L’impatto economico causato dai danni legati al cambiamento climatico “cancella” il Pnrr e mette a rischio una pmi su quattro. Il nuovo focus di Censis-Confcooperative

climate change Un'immagine della recente alluvione in Emilia RomagnaCredits: Photo by Antonio Masiello/Getty Images)

L’Italia, con 210 miliardi di euro di danni stimati negli ultimi 40 anni, è il Paese europeo che accusa di più l’impatto economico causato dal cambiamento climatico: un terzo dei danni subiti dalle imprese europee a causa del cosiddetto climate change riguarda quelle della nostra Penisola. A lanciare l’allarme è il nuovo focus di Censis-Confcooperative, che sottolinea come quella cifra equivalga all’intero Pnrr oppure a dieci manovre finanziarie.

Lo studio analizza così “l’urto” del climate change sull’economia nazionale. “Solo dal 2017 al 2022”, ha spiegato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, “il conto per l’Italia è ammontato a 42,8 miliardi, di cui 17 soltanto nel 2022”. Da questo calcolo tra l’altro resta fuori la terribile alluvione in Emilia Romagna che nel maggio del 2023 ha devastato le coltivazioni regionali, dimostrando che in generale il settore agricolo è sempre il più bersagliato.

Dei 210 miliardi di danni stimati dal Censis, ben 111 sono causati direttamente dai disastri naturali: “Dall’analisi emerge che in Italia una pmi su quattro è minacciata”, ha aggiunto Gardini, “perché è localizzata in un Comune a rischio frane e alluvioni. La loro probabilità di fallire, una volta che si è verificato l’evento avverso, è del 4,8% più alta di quella delle altre imprese. Ecco perché la cura del territorio non è un costo, ma un investimento sul sistema Paese”.

Oltre a una maggior probabilità di chiudere definitivamente, le aziende italiane che si trovano nei Comuni più colpiti da disastri naturali hanno ricavi inferiori in media del 4,2% e un tasso di occupazione più basso dell’1,9%.