Germania in recessione, Spagna in crescita: le due facce dell’Europa

Alterne fortune per i due Paesi europei. Infatti, mentre l’economia tedesca si trova in recessione, quella spagnola è in pieno consolidamento. Vi spieghiamo perché e cosa dobbiamo aspettarci. Anche in Italia

Germania in recessione, Spagna in crescita: le due facce dell'EuropaPhoto by John Macdougall - Pool/Getty Images)

«Is Germany once again the sick Man of Europe?», «la Germania è ancora una volta il malato d’Europa? Per l’Economist la risposta è sì, come dimostra la scelta di illustrare la copertina con l’Ampelmann, l’omino stilizzato dei semafori tedeschi, con al braccio l’asta con il flacone della flebo. Già nel 1999 il settimanale britannico aveva definito la Germania il malato d’Europa. Allora Berlino pagava i costi della riunificazione e problemi come il rallentamento delle esportazioni. Poi, però, le riforme approvate negli anni successivi le avevano consentito di crescere a un ritmo molto più sostenuto delle altre economie europee. L’economista Wolfgang Münchau scrive che la crisi tedesca è di natura geopolitica e tecnologica: «Le sue principali industrie sfornano automobili a benzina, prodotti chimici e di ingegneria meccanica». E il Paese è rimasto indietro sulla rivoluzione digitale e fatica a stare al passo con la transizione verde.

La situazione economica in Germania…

Le sue filiere di rifornimento sono legate a Cina e Russia. Sta pagando più di tutti lo scotto della crisi innescata dalla guerra in Ucraina. Sempre più imprese stanno dichiarando fallimento nel Paese. L’ultimo caso è quello della Galeria Karstadt Kaufhof. Secondo il quotidiano tedesco Handelsblatt, la società presenterà istanza di fallimento presso il tribunale distrettuale di Essen. L’obiettivo è avere una procedura normale concorsuale e non una ristrutturazione autogestita come avvenuto per Signa. A inizio anno anche il produttore di borse Bree, con sede ad Amburgo, ha dichiarato bancarotta.

Per il cancelliere Scholz sono mesi difficili. Il 2024 è iniziato all’insegna degli scioperi. Protestano i contadini che sono tornati con i trattori sotto la porta di Brandeburgo, chiedendo che vengano ripristinate le sovvenzioni al gasolio. Protestano i camionisti. Si sono fermati per giorni anche i macchinisti dei treni. La Miele, fabbrica di elettrodomestici d’alta gamma, manda a casa 2.700 operai. La Michelin si ridimensionerà di un terzo nel 2025. Continental Ag a luglio abbandonerà uno stabilimento che crea sistemi di sicurezza e freni. La Gea, che costruisce macchinari dall’Ottocento, andrà a produrre le pompe di calore in Polonia.

Il 2024 per la Germania è iniziato all’insegna degli scioperi, a partire dai contadini, tornati sotto la porta di Brandeburgo per chiedere che siano ripristinate le sovvenzioni al gasolio. Ma le proteste hanno interessato anche camionisti, macchinisti dei treni e assistenti di volo (Foto © Getty Images)

… e in Spagna

In Spagna, invece, la situazione economica è in pieno consolidamento. Durante il discorso di chiusura della 14esima edizione del forum finanziario internazionale, il premier socialista Pedro Sánchez coglie l’occasione per lodare l’economia del Paese. Per la sua «straordinaria resilienza e forza». Per aver «dimostrato di saper rompere l’inerzia». Nel 2023 il Pil è cresciuto del 2,5% rispetto all’anno precedente, riporta l’Instituto Nacional de Estadística. La Spagna ha battuto l’Italia, la Francia e la Germania: Roma ha guadagnato lo 0,7%, Parigi lo 0,9%, Berlino ha ceduto lo 0,3%.

Dice Aida Caldera Sánchez, capa di divisione nel dipartimento di Economia dell’Ocse: «Adesso il motore principale dell’economia spagnola è il consumo, sia delle famiglie sia del settore pubblico. Il mercato del lavoro sta creando molta occupazione e sta sostenendo i redditi dei nuclei familiari. L’inflazione, la più bassa rispetto agli altri Paesi europei, ha avuto un effetto positivo».

Il merito si deve molto ai fondi del Next Generation Eu, in parte alle riforme del lavoro. Il riferimento è alla legge del 2021 di Yolanda Díaz (vicepresidente del governo e ministra del Lavoro in quota Sumar) che è nata da un accordo tra tutti gli attori sociali. Nel 2023 il Paese iberico ha registrato un boom di nuovi posti: risultano 783 mila, secondo i dati dell’Active Population Survey. Lo scorso anno il numero totale dei disoccupati è sceso sotto la soglia dei 3 milioni. Non accadeva da oltre dieci anni. I debiti delle famiglie sono precipitati: un report della Banca di Spagna mostra come l’effetto dell’aumento dell’inflazione – +3,4% a gennaio 2024 – sui redditi nominali abbia permesso che nel terzo trimestre del 2023, l’indice dell’indebitamento delle famiglie calasse al 76,6% del reddito lordo disponibile, il livello più basso dal 2002.

La crescita spagnola mostra però luci – come i servizi, le esportazioni – e ombre. Per esempio, la paralisi degli investimenti, la dipendenza della spesa pubblica e il rialzo del debito. Quel che è certo è che l’economia è più liberalizzata di quella italiana. Sánchez ha preso provvedimenti contro la precarietà e a favore dei consumi dei ceti popolari, nei trasporti per dirne uno. Il balzo della produzione spagnola non è inedito: i motori dell’economia iberica sono il turismo e l’edilizia.

È un sistema che cresce a velocità maggiore del nostro, ma in passato ha conosciuto anche crolli verticali. Lo sa bene Zapatero, che andò gambe all’aria con la grande crisi del 2011 importata dagli Stati Uniti, negli stessi giorni in cui cadeva Berlusconi. Madrid dovette accettare nel 2012 il programma di assistenza finanziaria dell’Esm, il fondo salva-Stati della Ue, in cambio di 41,3 miliardi che il governo spagnolo ha usato per la ricapitalizzazione degli istituti di credito e per la creazione di una bad bank. Entrare nel programma di assistenza finanziaria, durato un anno, comportò per Madrid l’impegno ad attuare una serie di riforme e un piano di austerity che il premier dei Popolari di quegli anni, Mariano Rajoy, pagò poi politicamente. Crebbe il movimento anti-austerity Podemos e i partiti tradizionali persero terreno. Ma ora si vedono i risultati.

La Spagna è diventata un’economia esportatrice, non solamente di servizi, anche di beni (foto © Getty Images)

Germania, i timori di una ripercussione in Europa

I nodi dell’economia tedesca invece sono venuti al pettine. «Lo sviluppo economico complessivo è debole», ha commentato la presidente dell’ufficio Statistico tedesco Ruth Brand, «in un contesto che continua a essere segnato da molteplici crisi». Sulla recessione hanno influito in primo luogo i consumi che non ripartono. E l’inflazione, con i prezzi e i tassi delle banche in salita. Se dopo il Covid, nel 2022, con un po’ di ottimismo si è tornati a spendere anche in Germania, riprendendosi il tempo libero dopo le restrizioni, è nel 2023 che il carovita si è fatto sentire. E se è vero che l’inflazione era arrivata a toccare — a fine 2022 — anche l’11% per poi scendere allo 2,3% lo scorso novembre, è però anche già risalita al 3,8% di dicembre, appena sono venuti a mancare i sussidi governativi alle bollette dell’energia. Le famiglie hanno sofferto «la più grande impennata dei prezzi da una generazione», registrano gli economisti. Non c’è quasi settore che goda di buona salute: si sono contratti l’export, la produzione industriale, le vendite al dettaglio. Il valore aggiunto lordo dell’industria, escluse le costruzioni, ha registrato un -2%. A Berlino è stata tagliata anche la spesa pubblica, ridotta dello 1,7%. E qui siamo alle questioni politiche, perché questi sono i danni che Berlino si è autoinflitta. Da quando ha costretto, per Costituzione, ogni governo tedesco dal 2009 a chiudere l’anno in pareggio, lo spazio per lo stimolo è inesistente. Certo, non si lasciano debiti alle future generazioni. Il timore è che le difficoltà della Germania si ripercuotano sul resto d’Europa e che le speranze dell’avvio del ciclo del ribasso dei tassi Bce restino congelate. Il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe ha ricordato come, nonostante tutto, l’economia dell’area euro continui a crescere, anche se più debolmente, dopo un 2023 di forte attività economica.

La correlazione italo-tedesca

Nel quinquennio prima della crisi della Lehman Brothers la crescita italiana e quella tedesca erano fortemente correlate (0,60) e molto più elevate rispetto agli altri partner europei (la correlazione con Francia e Spagna era 0,20). Nel periodo 2014-2019, dopo la crisi dei debiti sovrani, abbiamo un capovolgimento: la sincronizzazione Italia-Germania cala a 0,25 mentre si rafforza quella con la Spagna (0,50) e con la Francia (0,66).

Di recente, dopo il 2020, l’indice di correlazione italo-tedesco è risalito a 0,40, ma si muove molto meno di quelli francesi e spagnoli passati a 0,80. Spiega il Centro Studi di Confindustria che una delle cause della minore correlazione può risiedere nei cambiamenti in atto nel settore automotive. L’industria italiana è la prima fornitrice di componenti per l’auto tedesca, ma con la transizione in corso verso l’elettrico la Germania potrebbe aver man mano meno bisogno dei tradizionali input intermedi italiani.


Articolo pubblicato su Business People di maggio 2024, scarica il numero o abbonati qui

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