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Le misure scomparse dalla manovra (e che avremmo voluto)

Fino all’ultimo si è cercato di evitare ulteriori tasse, ma poi la crisi ha avuto il sopravvento e sono comparsi il contributo di solidarietà e l’aumento dell’Iva. E i tagli alla politica? Scomparsi, sotto silenzio

“Sorpresa, ma fino a un certo punto: tra le tante misure per fronteggiare l’emergenza, ne è sparita una: quella che riguarda i tagli alle indennità dei parlamentari. Quel provvedimento viene circoscritto nel tempo e alleggerito nella sostanza e la novità, in perfetto stile bipartisan, viene avvolta da una cortina di silenzio”. Con queste parole il TgLa7 di Enrico Mentana (ma non solo) annuncia un’altra promessa della politica non rispettata. Ma non è l’unica. Le misure promesse nella manovra, quelle che avremmo voluto e che riguardavano il taglio poco efficace ma simbolico dei costi della politica, sono scomparse dal testo definitivo votato al Senato. “Il guaio è che di impegni, promesse, giuramenti, in questi anni ne abbiamo sentiti davvero troppi”, scrivono oggi sul Corriere della Sera, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella (appena tornati in libreria con Licenziare i Padreterni) che sottolineano come le spese, quelle che contano, non scendono mai. E così dalla manovra scompaiono il taglio alle indennità e il dimezzamento dei parlamentari, l’accorpamento dei Comuni più piccoli, il tetto europeo ai compensi pubblici e molti altri ancora. Riassumiamo brevemente “i tagli cancellati” evidenziati oggi sul Corriere:

Giugno 2011 – Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, aveva annunciato il taglio al costo della politica. “Un taglio che non porterà grandi numeri, ma legittimerà il governo nel chiedere i sacrifici alla gente”.

PARLAMENTARI SALVIAvevamo già accennato delle riduzioni dei tagli per le indennità (leggi); questi tagli, inoltre avranno anche una scadenza: nel 2014 i parlamentari con doppio lavoro torneranno a prendere l’indennità piena. Scompare il proposito di un disegno di legge costituzionale per il dimezzamento di deputati e senatori; ieri il governo si è riunito per dare il via a un iter di modifica della carta costituzionale, ma che non prevede riduzione dei componenti di Montecitorio e Palazzo Madama. Infine, l’incompatibilità assoluta fra incarico parlamentare e altre cariche elettive è diventata fra incarico parlamentare e cariche elettive monocratiche (quindi solo i presidenti di Provincia e sindaci). CONTRIBUTO DI SOLIDARIETA’Dal prelievo di solidarietà sono escluse poste come la diaria, che vale 3.503 euro netti al mese. Con un imponibile più contenuto vale meno anche la tassa.

PROVINCE E COMUNIL’abolizione delle Province viene rimandata inevitabilmente a un ddl costituzionale. Resta da capire se verrà mai approvato. Nella manovra, invece, resta da capire se verrà rispettato il provvedimento che accorpa i piccoli Comuni (quelli sotto i mille abitanti).

PUBBLICO IMPIEGOGli stipendi pubblici non avrebbero dovuto superare la media Europea. Ma la norma è stata modificata: lo stipendio dovrà riferirsi alla media dei “sei maggiori Paesi” europei, dove i compensi sono più alti. Inoltre la manovra di luglio prevedeva che, alla scadenza dell’incarico, nessun titolare di incarichi pubblici avrebbe potuto continuare a usufruire di pensioni e vitalizi. Tutto scomparso.

PALAZZII tanto annunciati agli organi costituzionali sono stati effettuati alle Camere (ora costano lo 0,71% e lo 0,34% in meno. Quirinale e Corte costituzionale, invece, non rientrano nei tagli (anche se organi costituzionali) Nella manovra di agosto si prevedeva, inoltre, la cancellazione di tutti gli enti con meno di 70 dipendenti. Di cancellato c’è solo la norma.

Manovra: le misure definitive e di cui meno si parla

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Montecitorio, sede della Camera dei deputati. Qui in dieci anni i costi del Palazzo sarebbero passati da 749,9 milioni a un miliardo e 59 milioni